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Boschi delle Groane - Sito IT2050002

L’area del SIC si estende per quasi 3400 ettari ed è inserita tra i Comuni di Lentate sul Seveso (MB), Solaro (MI), Seveso (MB), Cesano Maderno (MB), Limbiate (MB), Ceriano Laghetto (MB), Cogliate (MB), Misinto (MB) e Lazzate (MB); è inserita completamente all’interno del Parco Regionale delle Groane.

All’interno del SIC sono presenti diversi biotopi più piccoli sottoposti ad un maggior grado di tutela e a progetti di intervento speciali come le Riserve Naturali dei Boschi di Sant’Andrea, di Lazzate e di Ceriano Laghetto. Altri esempi sono il Bosco del Curato, situato in prossimità del Comune di Cogliate, la Ca’ del Re, situata a sud, nel Comune di Solaro e la Riserva Naturale Orientata dello Stagno di Lentate. L’area è inserita in un contesto urbanizzato, i centri abitati tuttavia confinano con terreni agricoli che consentono al sito in questione di avere collegamenti ecologici con altre aree verdi. Si tratta in effetti di un mosaico paesaggistico piuttosto complesso, in cui zone densamente urbanizzate si accostano a campi coltivati, filari, strade provinciali, cascine, parchi privati.

Rana di Lataste

Nell’area sono presenti ex cave di argilla, ora colonizzate da vegetazione di brughiera o da prati meso-igrofili (molinieti), un frutteto privato nella parte centrale del sito e un quagliodromo nel Comune di Seveso. Sempre all’interno del sito, in prossimità della sede del Parco, si trova una ex polveriera ora in disuso in cui sono ancora ben visibili sia la recinzione che alcune vecchie costruzioni. Il posto di guardia della polveriera è oggi la sede del Consorzio Parco Groane.
Il sito è attraversato da quattro strade asfaltate che lo tagliano in direzione est-ovest e ne interrompono la continuità: la più grossa è la Strada Statale 527 (denominata “Bustese”). E’ inoltre presente un elettrodotto sopraelevato dell’alta tensione, che attraversa anch’esso in direzione est-ovest il sito, vicino a Cogliate, creando un ulteriore disturbo alle cenosi del Parco.

Dal punto di vista geologico l’area è situata nell’Alta Pianura milanese, costituita da terrazzi fluvioglaciali appartenenti al periodo mindelliano. A causa dell’antichità del substrato e della lisciviazione dei sali minerali dovuta alla forte piovosità, il suolo è ferrettizzato, caratterizzato cioè da un’elevata percentuale di argilla, con ossidi e idrossidi di ferro.

Questa peculiarità causa ristagni d’acqua superficiali, ossia un drenaggio insufficiente e una perdita di nutrienti: il suolo ha un humus molto povero che influenza il tipo di vegetazione che si instaura.

Dal punto di vista climatico il sito è di tipo subcontinentale moderato. I dati utili al fine di un corretto inquadramento ambientale riguardano studi recentemente effettuati sulla idrobiologia delle piccole zone umide situate all’interno (1995), uno studio floristico-vegetazionale sull’intero Parco (Banfi, 1982) e i dati forniti dalla Regione Lombardia sulla fauna e la flora dei Parchi Lombardi (2001). Pertanto dal punto di vista ecologico il SIC è in linea generale sufficientemente conosciuto, salvo carenze relative ad alcuni taxa specifici (es. vari gruppi di invertebrati).

 

VEGETAZIONE, FLORA ED ECOSISTEMI

Il sito è caratterizzato da una notevole varietà di unità ecosistemiche. Si tratta soprattutto di cenosi boschive, aree a brughiera e prati meso-igrofili, ma sono state riscontrate anche aree arbustate, prati falciati, vegetazioni idrofitiche delle zone umide, canneti e tifeti lungo le sponde delle suddette aree umide.
La maggior parte delle cenosi boschive appare piuttosto degradata in seguito all’inevitabile propagazione della robinia e della quercia rossa americana, che ha in parte modificato la struttura e la biodiversità dei boschi (con uno strato arbustivo ed erbaceo più paucifloro).
Permangono tuttavia alcune peculiarità proprie del tipo di suolo su cui sono impostate le cenosi. Ne sono un esempio le vegetazioni a pino silvestre, farnia e betulla, estremamente rarefatte nelle aree in cui potenzialmente potrebbero stabilirsi, le brughiere, ecologicamente molto delicate e perciò difficili da mantenere e le piccole zone umide disseminate all’interno del sito.
Di seguito vengono riportate le tipologie vegetazionali: in primis quelle inserite come Habitat della Direttiva 92/43, poi le altre tipologie escluse dalla Direttiva, ma comunque ritenute significative.

HABITAT 9190: vecchi querceti acidofili delle pianure sabbiose con Quercus robur
Il bosco misto di aghifoglie e latifoglie a cui si riferisce la definizione di habitat è costituito principalmente da querce, betulle e pini silvestri. Tale vegetazione è tipica dei suoli ferrettizzati impostati su substrato fluvio-glaciale mindelliano.
Da un punto di vista fitosociologico si può quindi attribuire tale cenosi boschiva all’ordine Quercetalia roboris Tux.31, tipica di questi suoli.
Nel Parco delle Groane il bosco misto a farnia, betulla e pino silvestre è concentrato nella parte centrale e meridionale. Si tratta di una cenosi estremamente rarefatta, anche se potenzialmente potrebbe avere una copertura ben più ampia, a causa dell’intervento dell’uomo che ha sottratto spazi al bosco per la coltivazione o per costruire. Il bosco di Cesate, proposto come SIC, è situato a sud dell’area in esame ed è costituito dalla medesima vegetazione.
Intorno alla ex polveriera si trova un’area che in tempi passati era tenuta a prato, ma che attualmente è ricolonizzata dalla brughiera. Attorno a quest’ultima si trovano i boschi acidofili in cui dominano il pino silvestre e la betulla, con un sottobosco caratterizzato da Calluna vulgaris, Frangla alnus, Molinia arundinacea, Potentilla erecta, Pteridium aquilinum.
Nella porzione a Nord del frutteto privato si trova la Riserva Naturale dei Boschi di Ceriano, formazioni boschive caratterizzate da farnie molto alte rispetto alle altre cenosi (circa 20-22 metri di altezza), in cui betulla e pino silvestre hanno una copertura nettamente inferiore. Si tratta di querceti acidofili, con un sottobosco non particolarmente ricco, ma costituito comunque da elementi mesofili, sciafili e, in alcuni casi, ecologicamente legati ad un substrato acido: Pteridium aquilinum, Molinia arundinacea, Vinca minor, Polygonatum multiflorum, Hedera helix e, nello strato arbustivo, Prunus avium.
Nella porzione situata più a nord, presso il Comune di Cogliate, si trova la Riserva Naturale dei Boschi di Sant’Andrea, un pino-querceto costituito da farnie (Quercus robur) e roveri (Q. petraea) centenarie, accanto a pini silvestri, betulle e pochissime robinie. Il sottobosco appare anche in questo caso caratterizzato dalle specie erbacee elencate sopra e comunque decisamente paucifloro, probabilmente per il tipo di terreno povero di nutrienti e per il disturbo al suolo causato dal continuo calpestio.

HABITAT 4030: lande secche europee
Le brughiere sono concentrate soprattutto nella parte centrale e meridionale del sito, presso i Comuni di Severo e Solaro. Le specie arbustive che dominano sono Calluna vulgaris, Frangula alnus, Betula pendula, Rubus sp, talvolta accompagnate da Genista tinctoria e del rarissimo Salix rosmarinifolia, mentre quelle erbacee sono simili a quelle che caratterizzano il sottobosco dei pino-querceti acidofili: Molinia arundinacea, Potentilla erecta, Pteridium aquilinum e la rarissima Gentiana pneumonanthe. In generale si può affermare che si tratta di cenosi delicate, poiché tendono ad essere colonizzate dagli arbusti e a trasformarsi in boscaglie eliofile, fino ad evolversi in boschi acidofili (simili a quelli descritti sopra).
Attualmente le cenosi meglio conservate sono quelle attorno alla ex polveriera, che già si stanno parzialmente evolvendo in boscaglie, quelle situate più a sud, presso Solaro, estese e caratterizzate da una copertura molto elevata di brugo e quelle presenti nelle ex cave di argilla di Seveso, anch’esse con elevate coperture di brugo e con una discreta presenza di Gentiana pneumonanthe.
E’ stata inoltre segnalata la presenza dell’orchidea Platanthera bifolia presso le piccole aree a brughiera di Lentate e Lazzate (Banfi 1982).

HABITAT 9160: foreste di farnia e carpino dello Stellario-Carpinetum
Questa cenosi è presente in una piccola porzione a nord del sito, sotto la Riserva Naturale dei Boschi di Sant’Andrea. In questa zona, dove si ha un suolo meno lisciviato, probabilmente leggermente rialzato rispetto ai terrazzi fluvioglaciali mindelliano che caratterizzano la zona, si hanno specie meno acidofile rispetto agli altri boschi. Tra esse si annoverano: Quercu robur, Acer pseudoplatanus, Fraxinus excelsior, Carpinus betulus nello strato arboreo, Corylus avellana, Euonymus europaeus, Crataegus monogyna tra gli arbusti, Vinca minor, Polygonatmum multiflorum tra le erbacee.
Come si può notare, pur essendo una vegetazione da tutelare per aumentare il livello di biodiversità di un territorio (quello generale dell’Alta Pianura) altrimenti povero di ambienti naturali, il sottobosco non è particolarmente ricco di specie e la cenosi appare comunque piuttosto destrutturata: ciò giustifica la decisione di dare un giudizio complessivo dell’habitat nelle schede di valutazione non molto positivo (valore C).
Si sottolinea inoltre che alcune geofite, come Scilla bifolia e Anemone nemorosa, non sono state direttamente osservate durante i sopralluoghi, poiché fioriscono molto presto (Marzo-Aprile) e l’apparato fogliare tende poi a scomparire a tarda primavera. Tali essenze sono comunque state segnalate da Banfi (1982) all’interno del Parco e la loro presenza risulta plausibile nella tipologia vegetazionale ora descritta.

HABITAT 3130: Acque stagnanti da oligotrofe a mesotrofe con vegetazione dei Littorelletea uniflorae e/o degli Isoeto-Nanojuncetea
Si tratta di una cenosi rara in pianura, che si trova in zone umide in cui vi siano acque oligotrofe, con scarsi nutrienti. In questo caso la cenosi è stata osservata presso le ex cave di argilla di Lentate, dove è stata istituita una Riserva Naturale Orientata (Progetto Life 96). Le specie che vi si trovano sono concentrate in prossimità delle aree fangose sommerse, soprattutto durante i periodi piovosi. Tra esse si annoverano: Lythrum portula, Pulicaria vulgaris, Eleocharis acicularis, Rorippa palustris e, nelle zone con fanghi umidi fuori cava Gypsophila muralis, Gratiola officinalis, Eleocharis ovata.

Altre tipologie vegetazionali importanti
53.01: fragmiteti. Tale tipologia di vegetazione, non inserita negli Habitat, ma proposta come tale, è costituita da canneti a Phragmites australis. Si tratta di consorzi pressoché puri, che si sono stabiliti in prossimità delle bordure fangose delle ex cave, nella zona di Lentate.
Le altre cenosi riscontrate costituiscono variazioni destrutturate o poco significative di quelle descritte sopra. In particolare i boschi acidofili non sono stati inseriti negli Habitat se eccessivamente ricchi di specie esotiche. Robinia pseudacacia, ad esempio, spesso domina nello strato arboreo: in prossimità dei confini del Parco, nella porzione centrale del sito e in alcuni punti in cui si ha ricolonizzazione in atto. In questo caso, oltre a questa specie, si possono avere nello strato arbustivo ed erbaceo altre esotiche particolarmente invadenti, come Phytolacca americana e Spirea japonica.
In alcuni casi domina nello strato alto arbustivo una specie molto infestante e pericolosa per la velocità con cui si propaga e per la capacità di adattamento che possiede: l’esotica Prunus serotina, che, soprattutto nella porzione centrale del sito, vicino alla ex polveriera, è piuttosto diffusa.
La quercia rossa americana (Quercus rubra) è presente, ma non tende a formare consorzi puri: è stata rinvenuta in alcuni pino-querceti e in alcuni boschi con la farnia dominante.
Piccole aree rimboschite sono presenti nella parte est del sito, vicino a Seveso e in prossimità della strada che collega Ceriano Laghetto con Cesano Maderno.
Le brughiere sono invece spesso circondate da aree arbustate in cui il brugo e la molinia, altrimenti dominanti, tendono ad essere soffocate dall’avanzare del bosco o in cui la brughiera vera è propria è sostituita da prati igrofili e acidofili in cui la molinia costituisce consorzi quasi monospecifici.
Prati falciati o a rotazione, in ogni caso gestiti dall’uomo, si trovano nella parte a nord, vicino a Cogliate e poco più a sud del Bosco di Sant’Andrea.
Infine, nelle zone dove si ha una ricolonizzazione recente, soprattutto in prossimità delle brughiere, si possono instaurare consorzi di essenze esotiche, come Solidago canadensis, o di specie ruderali, come Urtica dioica e Artemisia vulgaris.

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