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Oasi di Lacchiarella - Sito IT2050010

L’area in questione è stata tutelata sin dal 1988 come  P.L.I.S. (Parco  Locale di Interesse Sovracomunale) per poi essere inserita, nel 1990 a seguito della nascita del Parco Regionale Agricolo Sud Milano, all’interno del Parco Regionale, godendone dei vincoli di tutela conseguenti. In tale contesto è stata proposta come Riserva Naturale nell’ambito del Piano Territoriale di Coordinamento del Parco. Ciò garantisce un ulteriore grado di protezione all’area, al centro di una zona fortemente antropizzata e degradata.

Lacchiarella

La proprietà del sito è in prevalenza pubblica ma con una significativa parte (35-40%) privata. La porzione denominata oasi naturalistica, non accessibile al pubblico, costituisce circa l’80% del sito ed è delimitata ad Est e a Sud dalla strada comunale Lacchiarella-Villamaggiore, fino al suo innesto sulla s.p. Binasco-Melegnano, a Nord dalla s.p. Binasco-Melegnano e ad Ovest dal Cavo Leonino.

Si tratta di un nucleo di vegetazione naturale inserito in un contesto agricolo sempre più occupato da infrastrutture ed insediamenti antropici. L’area del SIC è occupata da vegetazione arboreo arbustiva di età non elevata, con incolti erbacei ed arbustivi in espansione e con residue unità igrofile (nuclei di salici e fragmiteti) sempre più asciutte. Il sito è attraversato da una serie di piccoli corsi d’acqua artificiali, quali un’asta di fontanile (cavo Belgioioso), dalla roggia Marabbia in parte interrata e da vari di fossi minori di raccordo, in parte anch’essi interrati, che si collegano al resto della rete idrica superficiale secondaria costituita da fossi e colatori con direzione di scorrimento prevalente NW-SE che coprono in maniera uniforme tutto il comprensorio e che vengono alimentati dalla falda superficiale e dall’apporto delle acque dei fiumi Ticino (anche attraverso il sistema dei navigli) e del Lambro meridionale.
Il suolo è costituito da depositi ghiaiosi e sabbiosi che appartengono al complesso alluvionale del Diluvium recente che costituisce il livello fondamentale della pianura lombarda a Sud di Milano. Il primo livello della falda freatica è molto superficiale ed è stato scoperchiato da un’antica attività estrattiva che ha originato l’attuale laghetto adicente al sito in esame.
Il clima di tutta la zona è di tipo subcontinentale moderato, con estati calde e afose e inverni freddi e nebbiosi: il mese più freddo risulta infatti essere quello di gennaio, mentre quello più caldo è luglio.
Il livello conoscitivo degli ecosistemi, della flora e di parte delle popolazioni di vertebrati ed invertebrati presenti è molto disomogeneo, con ambiti sufficientemente indagati (es. vegetazione od ornitofauna), ma con varie lacune circa la disponibilità di dati recenti ed altri ambiti invece assai poco conosciuti (es. entomofauna). ll Comune di Lacchiarella ha per esempio di recente completato uno studio naturalistico di tipo divulgativo sull’oasi, mentre vari dati faunistici, soprattutto riguardanti gli uccelli, sono stati raccolti dalla LIPU e da alcuni ornitologi locali nel corso di diversi anni di studio.

 

VEGETAZIONE, FLORA ED ECOSISTEMI

Il sito si presenta ancora sufficientemente diversificato dal punto di vista ecosistemico, sebbene alcuni habitat, estremamente delicati dal punto di vista evolutivo, siano in una condizione di evidente degrado dovuta alla mancanza di manutenzione e ad un certo livello di maturità serale con scarsa rinnovazione anche dovuta alla tendenza evolutiva, accentuatasi negli ultimi anni, di passaggio da un ecosistema umido o quanto meno idrofilo ad un altro più asciutto.
Come già accennato, le cenosi riscontrate sono di tipo prevalentemente boschivo (pioppeti, saliceti e boschi mesofili), arbustato (aree in cui la mancanza di gestione da parte dell’uomo sta trasformando le aree a prato in cespuglieti), erbaceo (prati magri e fragmiteti), di acque correnti (rogge e fossi).
Di seguito vengono riportate le tipologie vegetazionali: in primis quelle inserite come Habitat della Direttiva, poi le altre tipologie escluse dalla Direttiva, ma comunque ritenute significative.

HABITAT 9160: foreste di farnia e carpino dello Stellario-Carpinetum
Questa cenosi rappresenta una piccola porzione del sito (area sud est) ed è costituita da farnie (Quercus robur) piuttosto giovani, con un sottobosco povero floristicamente. Spiccano la pervinca, l’anemone dei boschi (Anemone nemorosa) tra le erbacee, la rosa selvatica (Rosa arvensis) il ligustro (Ligustrum vulgare), il corniolo (Cornus sanguinea) e il biancospino (Crataegus monogyna) tra le arbustive. Accanto alle querce sono raramente presenti carpini bianchi, ma più spesso si trovano robinie e, nello strato arbustivo, rovi. In questo tratto, tuttavia, sono visibili gli interventi di manutenzione del bosco: le specie esotiche sono più contenute e si osserva una generale “pulizia” del sottobosco.

HABITAT 91E0: foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)
Copre quasi la metà dell’area ed è sicuramente una delle cenosi meglio espresse all’interno del sito in questione. Si tratta inoltre di un Habitat definito come prioritario per la sua rarità e l’estrema frammentazione in cui si trova.
E’ importante sottolineare come durante i sopralluoghi effettuati (agosto 2003) sia stato impossibile raggiungere tali cenosi in seguito all’impenetrabilità delle zone a Urtica dioica e a rovi estremamente diffusi nella porzione ovest del sito.
Nonostante ciò si è riusciti ad inquadrare le cenosi con la bibliografia disponibile e con alcune osservazioni dirette, laddove possibile.
Oltre ad importanti esemplari di salici arborei, come Salix caprea, S. alba, S. viminalis, si sono trovati frassini maggiori e ontani neri, caratteristici di cenosi igrofile su suoli poco drenanti.

Altre tipologie vegetazionali importanti
53.01: fragmiteti. Tale tipologia di vegetazione, non inserita negli Habitat, ma proposta come tale, è costituita da canneti a Phragmites australis distribuiti soprattutto nella porzione centrale del sito, in prossimità delle rogge, dove maggiore è la disponibilità di acqua.
Solitamente tali cenosi formano consorzi puri, o comunque piuttosto pauciflori. Nello specifico ci si è attenuti alla bibliografia di riferimento e ad alcune osservazioni, laddove possibile, della struttura della comunità vegetazionale. Oltre a Phragmites australis, dominante e con elevate coperture, si è osservato solo Polygonum mite, specie tipica di condizioni igrofile e Urtica dioica. Un tempo la zona, ora in parte occupata dal canneto, era stata adibita a prati marcitoi ma, con la perdita di tale pratica, su questo suolo igromorfo si sono sviluppate le specie sopra elencate. A causa della progressiva riduzione dell’acqua stagnante in superficie, non tutta la zona si è trasformata in fragmiteto: una buona parte, soprattutto quella lontana dai canali irrigui, è ora una radura arbustata mista, con Phragmites australis, ma anche rovi e ortiche con elevate coperture.
22.43.11: vegetazione galleggiante di specchi d’acqua. Anche questo tipo di vegetazione non è inserito nella lista Habitat, ma è stato proposto come tale.
E’ stato recentemente creato un piccolo stagno nella parte più a sud dell’area per consentire il diffondersi di una rana molto rara in Pianura Padana: la rana di Lataste (Rana latastei). La cenosi riprodotta è quella delle vegetazioni di acqua ferma e si trovano perciò, oltre alla comune Lemna minor, anche Nymphaea alba che radica al fondo, ma che sviluppa fiori e foglie sulla superficie dell’acqua e Myriophyllum verticillatum, che si sviluppa interamente sott’acqua.
Nella parte Nord-Est del sito sono inoltre presenti saliceti misti a pioppi (Populus alba, P. tremula) e, solo in alcuni casi, pioppeti di vecchio impianto con Populus x canadensis e P. canescens. Su tali cenosi inizialmente artificiali si è sviluppata una vegetazione igrofila interessante dal punto di vista conservazionistico, poiché si trovano specie simili a quelle descritte per l’Habitat 91E0. Con una corretta gestione è probabile che parte di questa zona possa più avanti far parte di questa tipologia vegetazionale.
Nella parte centrale del sito, lontano dai canali irrigui, sono presenti prati magri, un tempo regolarmente sfalciati, che ora sono occupati da specie adattate a terreni drenanti (sabbiosi) in condizioni di luce piena. Le specie trovate sono piuttosto comuni: non ci sono orchidee, che hanno in tali condizioni ecologiche il loro habitat naturale, né specie erbacee biogeograficamente interessanti. Poco più a Sud di tale vegetazione si ha la radura arbustata, anch’essa particolarmente ricca di specie. Le essenze sono le stesse di quelle che si trovano nel prato magro, ma con una netta prevalenza di quelle arbustive.
Gli ultimi due ambienti descritti, sebbene non siano interessanti sotto l’aspetto prettamente botanico, lo sono invece dal punto di vista naturalistico perché rappresentano habitat di transizione che portano teoricamente verso la cenosi boschiva, importanti per la fauna. Aree così diversificate (prati magri, radure arbustate, boschi) garantiscono una varietà di habitat che favorisce l’insediamento di diverse specie di uccelli, micromammiferi, insetti. Il mantenimento di tali cenosi richiede una gestione molto attenta e periodica, ma necessaria per la conservazione della biodiversità.
I canali irrigui infine consentono lo sviluppo di specie igrofile che altrove si ritrovano in vegetazioni ben definite, ma che qui, essendo sporadiche, non possono essere gerarchizzate in consorzi fitosociologicamente definiti. All’interno dei corsi d’acqua è presente Lemna minor, che si concentra soprattutto nei tratti meno adombrati dalla chioma degli alberi e Spirodela polyrhiza, altra Lemnacea piuttosto rara.
Intorno a tali canali si osservano filari di alberi tra loro più o meno distanziati. Si tratta di elementi igrofili come salici, ontani neri e pioppi, talvolta di dimensioni considerevoli in quanto si tratta di essenze molto vecchie.

 

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