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Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate - Sito IT2010014

L’area è completamente inserita all’interno del Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino e in buona parte all’interno dei confini del Parco Naturale (l.r. 12 dicembre 2002 n°31) , che coincide con la fascia di silenzio venatorio. In particolare, i boschi e la lanca di Bernate vi sono inseriti come Riserva Naturale Orientata. La "presa" del Naviglio Grande e l’inizio del canale Marinane nel tratto appena a monte di questa zona, accentuano l’andamento anastomizzato del corso fluviale, con numerosi bracci e canali laterali che circoscrivono ambiti insulari stabilizzati di grandi dimensioni e coperti da nuclei boscati abbastanza continui.

Bosco nel Parco del TicinoPer esempio la lanca di Bernate, che costituisce uno dei punti di maggior pregio del SIC, fino al 1968 era solo un braccio laterale del Ticino, arginato a sinistra da un terrazzo fluviale e separato a destra dall’alveo principale del fiume da consistenti depositi di ghiaia. Nell’autunno dello stesso anno l’affittuario della zona, d’accordo con il proprietario, vi fece progettare e realizzare un’area destinata alla caccia agli acquatici, composta da una parte di origine naturale (derivante da un braccio morto del fiume), a forma di arco, lunga e stretta, e da una parte di origine artificiale, con acqua ferma e realizzata sul lato concavo dell’arco. 

Nel 1985 il Consorzio del Parco acquistò il bacino artificiale, parte della lanca naturale e dei terreni di contorno; ad esso seguirono altri acquisti di terreni boscati finalizzati alla conservazione degli aspetti naturalistici più interessanti e per consentire la realizzazione di percorsi fruibili dal pubblico.

Nel complesso l’area in questione comprende sia la depressione valliva del fiume Ticino, sia parte della Piana diluviale (detta anche alta pianura) in cui il solco fluviale è inciso. Risulta perciò costituita da alluvioni fluviali recenti e attuali. Il territorio è costituito da un ambito a morfologia "piatta" anche se non mancano basse scarpate, arginelli ecc. Qui il fiume ha un andamento per lo più di tipo intrecciato.

Il clima dell’area può definirsi temperato con estate caldo-umida e inverno freddo-umido. Le precipitazioni medie annue, riferite alle stazioni più vicine (Abbiategrasso e Cameri), sono pari a circa 1000 mm, con i massimi in novembre e i minimi in febbraio.
La temperatura media su base annua è di circa 13° C con un massimo in luglio e un minimo in gennaio.
La ricchezza di acque, la diversa composizione e tessitura dei suoli, il rapporto storico tra uomo e foreste fanno sì che l’area rappresenti un elemento di elevato valore naturalistico nell’ambito della Pianura Padana.

All’interno del SICp, gli elementi vegetazionali più importanti sono rappresentati dalla vegetazione acquatica e palustre e dai boschi ripari; tuttavia non mancano esempi di vegetazione di greto, di praterie secche e di brughiere.
Per quanto concerne l’uso del suolo, gli elementi più diffusi sono i prati, le colture estensive cerealicole e i pioppeti coltivati; sono ovviamente ben presenti anche gli insediamenti antropici e numerose opere idrauliche e di regimazione delle acque.

La disponibilità di dati ed informazioni recenti sugli aspetti ecologici dell’area in esame è discreta e ha ovviamente costituito un importante riferimento anche per la stesura della seguente relazione.

 

VEGETAZIONE, FLORA ED ECOSISTEMI

In generale si può affermare che le tipologie vegetazionali spontanee riscontrabili all’interno del sito sono:

- foreste mesofile a dominanza di querce e carpino bianco;
- foreste mesofile a dominanza di querce e olmo;
- foreste a dominanza di specie esotiche;
- boscaglie e arbusteti mesoxerofili;
- boschi e boscaglie di salici;
- boschi e boscaglie di ontano nero;
- lande più o meno arbustate;
- pratelli terofitici xerofili;
- pratelli terofitici nitrofili;
- vegetazione erbacea igrofila;
- vegetazione acquatica.

Foreste mesofile a dominanza di querce e carpino bianco
Sono boschi dominati perlopiù da Quercus petraea e Carpinus betulus, con presenza più o meno sporadica di Prunus avium, Prunus padus e Quercus robur, nonchè di Prunus serotina e Robinia pseudacacia. Tra le erbe sono frequenti Vinca minor, Convallaria majalis e Physospermum cornubiense. Questi boschi, dal punto di vista fitosociologico, sono riferibili all’alleanza Carpinion betuli. Essi si sviluppano su suoli acidi, argillosi, con falda freatica a profondità variabile tra 2 e 3 m. Queste foreste, all’interno del SIC, occupano una superficie limitata. La superficie occupata da queste cenosi è molto limitata ed è circa pari all’1% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Foreste mesofile a dominanza di querce e olmo
Sono boschi dominati per lo più da Quercus robur e Carpinus betulus, con frequente presenza di Ulmus minor e Prunus padus; più sporadici sono, invece, i pioppi (Populus nigra e Populus alba) e le specie esotiche Prunus serotina e Robinia pseudacacia. Tra le erbe sono presenti Carex brizoides, Brachypodium sylvaticum, Cucubalus baccifer, Vinca minor, Polygonatum multiflorum, Asparagus tenuifolius. Questi boschi, dal punto di vista fitosociologico, sono riferibili all’alleanza Alnion incanae e alla suballeanza Ulmenion minoris. Essi, rispetto alle foreste precedentemente descritte, risultano più esposti alle piene del Ticino, anche se con tempi di ritorno comunque piuttosto lunghi. Queste foreste, all’interno del SIC, occupano una superficie discreta. Queste cenosi occupano una superficie ampia all’interno del SIC (compreso in provincia di Milano), pari a circa il 16% dell’area.

Foreste a dominanza di specie esotiche
Sono boschi dominati fisionomicamente da robinia e/o prugnolo tardivo (Prunus serotina), distribuiti abbondantemente anche negli strati arbustivi; rappresentano una cenosi nemorale degradata floristicamente che sostituisce i boschi autoctoni precedentemente descritti. Queste cenosi, purtroppo, occupano estese superfici all’interno del SIC (circa il 19% dell’area compresa nella Città Metropolitana di Milano).

Boscaglie e arbusteti mesoxerofili
Si tratta di formazioni costituite da uno strato erbaceo con alberi e/o arbusti più o meno radi. Tra le essenze arboreee prevalgono Quercus robur e Fraxinus ornus, mentre tra le essenze arbustive prevalgono Ligustrum vulgare, Prunus spinosa, Rosa canina, Crataegus monogyna e Rhamnus catharticus. Tra le erbe sono frequenti Brachypodium pinnatum, Polygonatum odoratum, Dactylis glomerata, Teucrium chamaedrys, Bromus erectus, Melica nutans. Queste cenosi si sviluppano su substrati ricchi di scheletro, fortemente drenanti, che ne determinano una notevole aridità estiva. La superficie occupata da queste cenosi è piuttosto limitata ed è circa pari al 2 % dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Boschi e boscaglie di salici
Si presentano come bordure lungo le diramazioni del Ticino e/o come formazioni che colonizzano le isole fluviali. Sono fisionomicamente dominate da Salix alba; talvolta possono essere presenti altre specie del genere Salix, quali S. triandra e S. purpurea. Spesso sono ricche di specie nitrofile, quali Urtica dioica, ed esotiche, quali Solidago gigantea, Sicyos angulatus e Humulus scandens. Dal punto di vista fitosociologico, tali cenosi sono riferibili all’alleanza Salicion albae.Si sviluppano su suoli generalmente sabbiosi, con falda freatica a profondità di circa 1 m. La superficie occupata da queste cenosi è stata unificata a quella occupata dalle cenosi ad ontano nero descritte di seguito; tale superficie corrisponde a circa il 4% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Boschi e boscaglie di ontano nero
Si presentano come bordure lungo le diramazioni del Ticino, alla base delle scarpate di terrazzo e/o in corrispondenza di aree palustri interrate, testimonianti la presenza di meandri fluviali abbandonati. Sono dominate fisionomicamente da Alnus glutinosa. Tra le erbe compaiono diverse specie del genere Carex, Iris pseudacorus, Thelypteris palustris, Osmunda regalis, Athyrium filix-foemina; spesso sono invase da rovi. Sotto il profilo fitosociologico, tali cenosi possono essere ricondotte all’alleanza Alnion glutinosae. Si sviluppano su suoli molto umidi, torbosi e spesso imbevuti d’acqua per la presenza di una falda frequentemente affiorante. La superficie occupata da queste cenosi è stata unificata a quella occupata dalle cenosi a salice bianco descritte precedentemente; tale superficie corrisponde a circa il 4% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Lande più o meno arbustate
Si tratta di zone di radura all’interno delle boscaglie mesoxerofile, caratterizzate dalla presenza di Calluna vulgaris, di diverse specie del genere Genista e, talvolta, di Cytisus scoparius, sporadicamente sono presenti Ligustrum vulgare, Crataegus monogyna, Rhamnus catharticus, Berberis vulgare, Prunus spinosa. Tra le erbe, sono frequenti Teucrium chamaedrys e, talvolta, T. scorodonia, Danthonia decumbens, Luzula multiflora, Festuca tenuifolia. La superficie occupata da queste cenosi è molto limitata ed è inferiore all’1% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Pratelli terofitici xerofili
Colonizzano radure all’interno delle boscaglie mesoxerofile e sono caratterizzati dall’abbondanza di licheni e dalla presenza di Aira caryophyllea, Teucrium chaamedrys, Teesdalia nudicaulis, Vulpia myuros, Festuca tenuifolia, Carex caryophyllea e da diverse specie del genere Thymus. Data l’aridità dei substrati su cui si sviluppano (che sono ciottolosi e drenanti) presentano il loro massimo sviluppo in primavera, appena dopo le piogge. Sotto il profilo fitosociologico, sono riconducibili all’alleanza Thero-Airion. La superficie occupata da queste cenosi è limitata ed è pari a circa l’1% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Pratelli terofitici nitrofili
Colonizzano i greti sabbioso-limosi e sono caratterizzati dalla presenza di diverse specie del genere Polygonum e Bidens, nonchè di Xanthium italicum, Saponaria officinalis, Agropyron repens, Oenothera biennis, Artemisia vulgaris, Humulus scandens, Helianthus tuberosus, Solidago gigantea. Presentano il loro massimo sviluppo in tarda estate, quando il greto emerge. Sotto il profilo fitosociologico, sono riconducibili perlopiù all’alleanza Bidention tripartitae. La superficie occupata da queste cenosi è limitata ed è pari a circa l’1% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Vegetazione erbacea igrofila
É costituita da fasce a carici e/o a cannuccia di palude (Phragmites australis) che si sviluppano in bassure umide soprattutto nella zona della Lanca di Bernate. Sono, poi, presenti, piccole comunità composte da specie del genere Cyperus ed Eleocharis. Le cenosi descritte occupano una superficie limitata, inferiore all’1% dell’area pari a circa del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

Vegetazione acquatica
Distribuita per lo più nelle acque della Lanca di Bernate, comprende le formazioni a Ranunculus sp., Potamogeton sp. e Callitriche sp.. In corrispondenza di piccole aree in cui l’acqua è ferma, si possono trovare anche formazioni a Lemna sp. e Spirodela polyrhiza. Sono, poi, presenti comunità con Nymphaea alba e Nuphar luteum. Le cenosi acquatiche occupano una superficie pari a circa l’1% dell’area del SIC compresa nella Città Metropolitana di Milano.

 

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