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Comunicati stampa

PRESENTATO IL XVI RAPPORTO SULL’IMMIGRAZIONE: NEL MILANESE VIVONO 473.300 STRANIERI, PIU’ 30.000 IN UN ANNO. GLI IRREGOLARI SONO 43.100, LA META’ DEL TOTALE LOMBARDO

27 giugno 2014

MILANO, 26 giugno 2014 – Torna a crescere il numero di immigrati presenti nel milanese. Lo sancisce il XVI rapporto sull’immigrazione straniera in provincia di Milano, presentato nel pomeriggio di oggi a Palazzo Isimbardi.

 

Il XVI rapporto. La ricerca, frutto della collaborazione tra assessorato provinciale alle Politiche sociali, Fondazione Ismu e Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità (Orim), evidenzia un incremento su base annua di circa 30.000 unità: 473.300 stranieri, regolari e non, abitano la futura Città Metropolitana al 1° luglio 2013, data a cui è aggiornato il rapporto, contro i 443.000 presenti alla stessa data dell’anno precedente.

Milano e provincia si confermano l’area maggiormente attrattiva della Lombardia, che complessivamente accoglie un milione e 278mila stranieri: ve ne approdano quasi quattro su dieci (37%).

All’interno della provincia, il capoluogo continua ad attrarre di più rispetto all’hinterland: 258.000 sono gli stranieri censiti a Milano città, 215.000 quelli nei 133 comuni circostanti. Tuttavia, considerando i ritmi di crescita nei due territori, è corretto ipotizzare un’inversione di tendenza nell’immediato futuro: dal 1998 al 2013 gli immigrati sono triplicati a Milano, quintuplicati nei comuni di provincia.

 

La provenienza. Gli asiatici si confermano come la comunità più numerosa tra quelle presenti a Milano e provincia: 142.500, più 13.000 rispetto al 2012. Seguono gli est europei, 126.000 (più 8.000 su base annua), e gli africani,105.500, di cui 84.700 provenienti dal nord Africa. Sfiorano quota 100.000 i latinoamericani: 99.300, con un incremento di 3.000 unità negli ultimi dodici mesi.

La presenza asiatica si concentra soprattutto nella città di Milano, con oltre 108.000 unità ovvero il 42% del fenomeno migratorio complessivo; nel resto dei comuni della provincia gli est-europei sono il nucleo maggioritario (85.000, il 40% del totale).

A livello di nazionalità, la comunità egiziana è la più consistente sul territorio provinciale (54.980 unità), davanti a quella filippina (54.470) e a quella rumena (50.210). Questi ultimi prevalgono nell’hinterland (35.940), mentre nel capoluogo lombardo primeggiano i filippini (45.480).

 

Gli irregolari. Il rapporto stima in 43.100 il numero di stranieri irregolari presenti a Milano e provincia, praticamente la metà (49,6%) del totale lombardo (86.900). Il fenomeno dell’irregolarità colpisce molto più Milano città, dove i non regolari sono 27.000, rispetto ai comuni extracapoluogo (16.000 unità).

In rapporto al 2012, la quota di irregolari è aumentata di 6.000 unità. L’incremento è stato analogo per entrambi i territori: 3.000 irregolari in più sia a Milano sia nel resto dei comuni della provincia.

Analizzando il fenomeno dell’irregolarità in base alle macroaree di provenienza, i tassi più elevati si registrano tra i nordafricani, irregolari nel 14% dei casi a Milano città e nell’11% nell’hinterland. Consistenti anche le quote di irregolari latinoamericani a Milano città (11%) e di centro-sud africani nel resto dei comuni della provincia (10%).

Dal punto di vista delle singole cittadinanze, il XVI rapporto ha registrato un netto incremento annuale di irregolari cinesi (più 800 rispetto al 2012) e marocchini (più 600) a Milano città, e di irregolari albanesi (più 700), moldovi (più 400, pressoché raddoppiati) e marocchini (più 550) nei comuni di provincia.

 

Genere. E’ sempre più marcata la tendenza verso l’equilibrio di genere, già rilevata dal XV rapporto. A Milano città, il perfetto equilibrio tra uomini e donne stranieri è già realtà, nell’hinterland dista solo due punti percentuali (52% uomini, 48% donne).

A rendere ancor più significativi questi dati, le rilevazioni del 1997, che registravano il 62% di uomini a Milano città e addirittura il 72% nell’hinterland.

 

Condizione abitativa. Sia a Milano città sia nei comuni extracapoluogo, si assesta al 68% la quota di abitazioni in cui la persona straniera viva da sola o con la propria famiglia.

Gli stranieri che possiedono una casa di proprietà sono circa un quinto del totale a Milano città e uno su quattro nell’hinterland.

In entrambi i territori diminuiscono gli stranieri costretti a sistemazioni abitative precarie: si tratta del 7% a Milano città e del 6% nel resto della provincia.

Marginale la quota di immigrati ospitati nei centri di accoglienza: 1% nel capoluogo, 2% nei comuni circostanti.

 

Condizione familiare. Nel capoluogo, gli immigrati coniugati sono il 51% tra gli uomini e il 56% tra le donne; nell’hinterland la situazione si ribalta: gli uomini coniugati sono il 60%, le donne il 47,4%.

Una curiosità relativa ai non coniugati: la quota di donne nubili è sostanzialmente identica in entrambi i territori (28%), quella degli uomini celibi è sensibilmente maggiore nel capoluogo (43,2%, contro il 33,6% dell’hinterland).

 

Lavoro. Il tasso di disoccupazione tra la popolazione immigrata aumenta sia a Milano città (19,7%, +0,3% rispetto al 2012), sia nell’hinterland (13,8%, +2,4%) ed interessa prevalentemente gli asiatici a Milano città (disoccupato il 26%) e gli est-europei non comunitari nei comuni dell’hinterland (24%). La disoccupazione colpisce maggiormente la popolazione maschile: quasi uno su quattro a fronte del 16% delle donne nel capoluogo e il 21% contro il 6% femminile nei restanti comuni.

Gli uomini sono tuttavia maggiormente impiegati in maniera regolare a tempo indeterminato: circa tre su dieci, a fronte di una donna su quattro; le donne, per contro, mostrano una maggiore occupazione part time (15% nel capoluogo e 11% nei restanti comuni). Gli uomini stranieri risultano più propensi rispetto alle donne al lavoro autonomo: 9% a Milano città e 10% nei comuni extracapoluogo.

Le professioni maggiormente svolte dagli stranieri nel capoluogo sono l’addetto alle pulizie (un uomo su dieci), il domestico a ore (16% delle donne) e il muratore (poco meno di un uomo su dieci). Nei restanti comuni, il contingente femminile mostra una maggioranza relativa di domestiche a ore (16%) e assistenti domiciliari (15%), mentre gli uomini in circa un caso su nove sono operai generici dell’industria.

 

Religione. La religione maggiormente professata dagli stranieri nel capoluogo lombardo è il cattolicesimo (32%), nonostante il sensibile calo negli ultimi anni.

La quota di musulmani passa dal 39,3% al 26,4% tra il 1997 e il 2013 a Milano, ma risulta ancora maggioritaria nei comuni di provincia (34%).

Le altre appartenenze religiose cristiane superano il 20% in entrambi i territori.

 

Istruzione. La quota dei senza titolo resta stabile ai valori del 2012 in entrambi i territori: 3% nel capoluogo e 2% nell’hinterland. Decresce invece la quota di diplomati e laureati. I primi passano dal 72,5% del 2012 al 49,4% del 2013 a Milano città, e dal 75% al 45,2% nell’hinterland; i secondi, dal 22,2% al 16,3% nel capoluogo, dal 17,6% al 16,6% nei comuni di provincia.

 

Età media. Continua il graduale invecchiamento della popolazione straniera presente sul nostro territorio. Se nel 1997 l’età media degli over 14 era di 28 anni per il capoluogo e di 29 per i restanti comuni, oggi raggiunge in entrambi i territori i 37 per gli uomini e i 38 per le donne.

 

Anzianità di presenza in provincia. Quasi uno straniero su quattro (23%) è presente nel milanese da meno di cinque anni; oltre uno su tre (35%) da un periodo compreso tra i cinque e i dieci anni; il 41% da più di dieci anni. E’ curioso rilevare come la quota degli immigrati da più di dieci anni sia aumentata sensibilmente nell’ultimo anno nell’hinterland (dal 30,9% al 41,2%) e diminuita in maniera altrettanto evidente a Milano città (dal 48,1% al 41,7%).

 

“Lo studio conferma il milanese come un’area ospitale, ma allo stesso tempo evidenzia come, a causa della congiuntura economica, stia progressivamente venendo meno quella condizione di prosperità che da sempre appartiene al nostro territorio, e che ne ha rappresentato il principale fattore attrattivo. Prova ne è il fatto che all’aumento su base annua degli stranieri presenti nella futura Città Metropolitana fa da contraltare il tasso di disoccupazione tra la popolazione immigrata, aumentata sia a Milano città, sia nell’hinterland. Un fattore che mette a serio rischio il successo di quel processo di integrazione avviato negli anni Novanta. Più confortanti, invece, i dati sull’istruzione e sull’equilibrio di genere, pressoché raggiunto” ha commentato Massimo Pagani, assessore alle Politiche sociali della Provincia di Milano, presentando lo studio.

 

Il rapporto sarà consultabile e scaricabile da domani, 27 giugno, sul sito delle Politiche sociali della Provincia di Milano: www.provincia.milano.it/sociale