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Palazzo Diotti, sede della Prefettura di Milano

Fino alla seconda metà del XVIII secolo, il complesso su cui sorse, in seguito, il palazzo Diotti, fu la sede del Collegio dei Padri Somaschi. 

Il complesso fu poi acquistato da Giovan Battista Diotti per accrescere il prestigio sociale della sua importante e ricca famiglia. Su di esso, fu costruito il palazzo Diotti.

I lavori iniziarono nel 1782 su progetto dello stesso avvocato G.B. Diotti, appassionato di architettura, con il contributo di Giuseppe Piermarini, che però non portò a termine il progetto di costruzione del palazzo, affidando la sua conclusione a Pietro Gilardoni. Il complesso subì una visibile trasformazione. Diotti, durante i lavori, decise di abbattere la chiesetta di San Pietro in Monforte costruita dagli Umiliati, che furono tra i primi residenti di questo complesso. I primissimi furono i Poveri Cattolici, derivazione Valdese, poi gli Umiliati (ordine composto di religiosi e laici dediti alla lavorazione della lana e a opere di carità), in seguito la congregazione degli Scolari di San Biagio e, quindi, dal 1616 i Padri Somaschi, che progettarono l’ampliamento del complesso e un’organica ricostruzione destinata a restare incompiuta a causa del trasferimento, nel 1781, degli stessi Padri Somaschi in una sede ritenuta più idonea.  

Costruito il palazzo, la famiglia Diotti poté, tuttavia, goderselo per poco tempo. Nel 1803 il palazzo fu, infatti, ceduto al Governo della Repubblica Italiana presieduto da Napoleone Bonaparte, il quale vi insediò, nel 1805, dopo alcuni arrangiamenti e modifiche interne, il Ministero dell’Interno e l’Ufficio del Gran Giudice. Eppure, nel periodo in cui rimase proprietario del palazzo, Diotti realizzò varie opere di restauro, sistemazione e completamento dello stabile signorile. La costruzione del secondo piano nobile e delle due parti estreme della facciata che si apre sul giardino, l’ampio e articolato cortile d’onore e il giardino stesso con le sue splendide piante ornamentali furono gli interventi più significativi, che contribuirono a creare un’unità armonica pur nella compresenza di stili diversi. 

Nel 1815 divenne la sede della ‘“Cesarea Reggenza’“ e, quindi, della sezione politica del governo austriaco. Nel 1817 l’architetto Pietro Gilardoni realizzò la facciata esterna dell’edificio aggiungendo al centro il pronao su colonne doriche scanalate e il relativo balcone. Infine, nel 1849 vi ebbe dimora l’austriaca Luogotenenza della Lombardia e nel 1859, dopo l’annessione all’Italia, venne insediata la Prefettura.

L’imponente facciata esterna del palazzo è composta di due avancorpi laterali e un corpo centrale arretrato. Centrato sulla facciata è il portale a pronao tetrastilo di ordine dorico che regge un balcone, mentre il resto del pian terreno è decorato in bugnato liscio. Al piano nobile vi sono finestre decorate con architravi sovrastati da timpani triangolari, mentre al secondo piano le finestre sono decorate da semplici cornici in pietra. Degni di nota all’interno del palazzo sono le pitture e decorazioni eseguite dal pittore Andrea Appiani e dal decoratore e scenografo teatrale Clemente Isacchi.

Nel libro I palazzi della vecchia Milano. Ambienti, scene, scorci di vita cittadina di Giacomo C. Bascapè (Ulrico Hoepli editore, Milano 1945), l’autore immagina di aver ritrovato nell’archivio dei Mellerio il diario del conte Giacomo, uno dei gentiluomini più in vista a Milano nella prima metà dell’Ottocento, e di aver desunto da esso il racconto di una lunga e minuziosa visita ai palazzi privati della città, compiuta da lui e da due nobildame - la marchesa Pallavicino della Corte di Parma e la contessa di Schönburg, dama di Corte a Vienna - giunte a Milano nel settembre del 1838 per l’incoronazione di Ferdinando I. Tra le tappe di questo itinerario narrativo, corredato da 400 illustrazioni, alle pagine 349-350, l’autore descrive il Palazzo Diotti, poi del Governo: 

«Nel borgo di Monforte notarono, al civico n. 270, il severo palazzo del Governo.

"La sua costruzione fu iniziata nella seconda metà del sec. XVIII (qui era stato in precedenza il collegio dei Somaschi), disse don Giacomo, e poi interrotta; nel 1782 Gian Battista Diotti, professore di architettura, modificò e condusse a compimento l’edificio".

Nel 1803 egli lo vendette allo Stato per 350.000 lire; nel 1805 vi si insediò il Ministero degli Interni e l’ufficio del Gran Giudice; e successivamente fu sede della Reggenza, del Governo austriaco e della Luogotenenza di Lombardia.

La facciata si presenta semplice e dignitosa, un po’ fredda, secondo la moda; i due corpi laterali sporgono, mentre quello contrale è arretrato, con un bell’effetto prospettico; le colonne doriche scanalate ed il balcone, aggiunti nel 1817 dall’architetto Pietro Gilardoni, aumentano la solennità dell’insieme. Molto più ricco e movimentato è il cortile quadrato, con portico a colonne doriche binate, il primo piano con lesene pure binate, il secondo con erme binate, elegantemente scolpite, e che fu giudicato “grandioso e sorretto”. ("Ma io, aggiunse don Giacomo, accetterei solo la prima parte del giudizio").

Imponente è lo scalone, a tre rampe, con le pareti scompartite da lesene secondo il solito schema; una nicchia accoglie una statua di divinità pagana. Le volte del salone e dell’antisala sono state affrescate dall’Appiani. E suggestivo è lo spettacolo che si gode dal balcone sul giardino, ove alberi d’alto fusto e piacevoli viali ed aiuole compongono un quadro delizioso».

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Su Palazzo Diotti la Biblioteca Isimbardi possiede i seguenti volumi:

  • Palazzo Diotti a Milano. Storia, arte, istituzioni, a cura di Nicola Raponi e Aurora Scotti Tosini. Milano: Fondazione Cariplo, 2005.

  • Bologna Giulia, Milano Palazzo Diotti. Sede della prefettura, introduzione di Guido Bezzola. Milano: Comune di Milano, c1981.

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