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La storia

Secondo la tradizione, a Milano l’assistenza ai bambini esposti ebbe inizio nel 787, con l’apertura del primo brefotrofio, per iniziativa dell’arciprete Dateo. Gli ospizi che in seguito svolsero quest’attività caritativa, associandola al ricovero delle gestanti sole, nel 1456 furono concentrati nell’Ospedale Maggiore. L’Hospitale Grande provvedeva ad affidare i neonati a nutrici esterne e a famiglie di «allevatori» salariati, ma tentava nel contempo di contrastare l’abbandono, offrendo ai genitori poveri «elemosine» oppure il baliatico gratuito.

 

Nel 1781 l’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo dispose il trasferimento dei reparti destinati agli esposti e alle partorienti nell’ex-monastero di Santa Caterina alla Ruota. La Pia Casa arrivò ad accogliere più di 5000 neonati l’anno, in gran parte legittimi. Nel 1868 la Provincia di Milano, subentrata nella gestione dell’ospizio degli esposti, dispose la chiusura della ruota, nell’intento di riservare l’assistenza ai soli “illegittimi”. Dagli anni Novanta si cominciò a favorire il riconoscimento dei figli naturali con la concessione di sussidi alle madri. Nel 1927 il brefotrofio, dal quale nel 1903 era stato staccato il reparto di maternità, fu riorganizzato nell’“Istituto provinciale di protezione ed assistenza dell’infanzia” (IPPAI).

All'IPPAI furono affiancati:

  • l'Asilo Materno Provinciale (1929), poi divenuto (Istituto Ospitaliero Provinciale per la Maternità (IOPM) con sede propria (1932). Inizialmente destinato all'assistenza ostetrico-ginecologica delle gestanti illegittime, fu successivamente (1940) aperto a tutte le gestanti.
  • il Preventorio infantile "Umberto di Savoia" di Cannobio  (1929);
  • il Convalescenziario infantile "Nino Levi" di Asso (1946), già centro di ricovero per encefalitici (1936)

L'IPPAI ha cessato l’attività nel 1984, dopo aver assorbito (1976) le funzioni della soppressa Federazione milanese dell'Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI).
  

 

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