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Storia

Il Consiglio provinciale: accadde 150 anni fa
 
 

Il Consiglio provinciale di Milano si riunì per la prima volta il 5 marzo del 1860. I primi anni di vita dell'assemblea sono raccontati nel primo di una collana di tre volumi voluti dalla Presidenza del Consiglio provinciale in occasione dei suoi 150 anni. La prima parte dello studio, realizzato dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, (leggi l'introduzione) prende in esame il periodo che va dalle elezioni del 1860 fino al 1898. Il volume in edizione di pregio è stato stampato a dicembre 2011 per i tipi di Upi Editoria e Servizi Srl e presentato alla presenza del Ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, il 12 marzo 2012.

Il volume è in consultazione presso la biblioteca di Palazzo Isimbardi (via Vivaio, 1). E' in fase di realizzazione la parte dedicata alla storia del Consiglio provinciale nel periodo 1898-1945.

 

Le Origini

 

7 tagliataLa Provincia di Milano, nell’assetto più vicino a quello che oggi conosciamo, nasce con la cosiddetta Legge Rattazzi del 1859.  L’ente, che comprendeva all’inizio una superficie di 2992 chilometri quadrati e 498 Comuni, è il risultato di quel riordino amministrativo voluto dal ministro degli Interni Urbano Rattazzi a seguito della Seconda Guerra di Indipendenza con conseguente estensione ai territori annessi dell’ordinamento degli enti locali del Regno di Sardegna.
La Provincia disegnata da Rattazzi nacque come ente dotato di un Consiglio con funzione deliberante e di un organo esecutivo- amministrativo, la cosiddetta Deputazione provinciale presieduta da Massimo D'Azeglio. Da subito non viene concepita come un consorzio di Comuni, ma come un organismo politico effettivamente autonomo con competenze precise, molte delle quali sono ancora valide.
Il 15 gennaio del 1860 si svolsero a Milano le prime elezioni per eleggere il Consiglio provinciale che si riunì in assemblea il 5 marzo dello stesso anno. Non ci fu quasi campagna elettorale e praticamente nessun dibattito, in un clima molto diverso da quello di oggi, in cui i nomi dei candidati vennero resi noti addirittura due giorni prima che si aprissero le urne.
Vinse le elezioni praticamente in tutti collegi la cosiddetta “lista di fusione” di ispirazione cavouriana, formata da dieci associazioni: Società di mutua educazione civica e militare, Società patriottica d’incoraggiamento di scienze, Lettere ed arti, Società del Giardino, Circolo del Corpo insegnante, Circolo della società unitaria, Associazione elettorale, Circolo della Società nazionale, Circolo degli Artisti, Circolo popolare di Brera.
Il sistema elettorale era piuttosto macchinoso: ogni elettore doveva indicare in rigoroso ordine alfabetico il nome di 60 candidati per il Comune e di due candidati per la Provincia.
Le elezioni furono caratterizzate da un forte astensionismo e, contando che potevano votare solo i cittadini di 21 anni con determinati requisiti di censo o titoli di studio e professionali, su 1438 aventi diritti al voto andarono a votare in 394.
Nella prima seduta, aperta dal governatore della neonata Provincia D'Azeglio, furono nominati i 60 consiglieri eletti,  venne costituito l’Ufficio di Presidenza ed eletto il primo presidente del Consiglio, Carlo Giulini Della Porta, intelligenza politica del moderatismo lombardo (vedi foto).
Il nuovo ente aveva competenze nel campo dei lavori pubblici, in particolare sulla realizzazione e la manutenzione di strade provinciali, dell’assistenza ai malati di mente, dell’istruzione secondaria e tecnica, oltre che della manutenzione di edifici dismessi da attività pubbliche. Dopo l’Unità d’Italia, la Provincia ebbe in capo anche la competenza sui pedaggi delle strade provinciali e la gestione per i regolamenti di caccia e pesca.
I compiti più importanti dell’ente erano riservati al Consiglio che, dopo i primi anni dedicati al monitoraggio e allo studio del territorio amministrato, realizzò alcuni significativi progetti: istituì una commissione per indagare sui modi per portare l’istruzione elementare nelle campagne; creò un sussidio per i maestri elementari facendo aprire una trentina di istituti e formando oltre 300 maestri; aprì le prime scuole miste donne-uomini con un unico insegnante per tutti; fece costruire il manicomio provinciale di Mombello e diede impulso alla nascita delle linee ferroviarie Milano-Vigevano e Milano-Lecco. 

 

L'evoluzione nel Novecento. Tappe fondamentali

 

1 tagliataCon Regio Decreto del 22 ottobre 1914 la Provincia si dotò del suo primo vero stemma che andava a sostituire l’emblema in uso, simile a quello del Comune di Milano.
Il nuovo simbolo identificava un’istituzione dinamica che si trovava alla testa di un territorio sempre più all’avanguardia nello sviluppo economico e sociale della nazione. Superati i terribili anni della guerra, la Provincia subì i cambiamenti legislativi imposti dal regime fascista, in particolare l'abolizione dell'assemblea elettiva. Nel 1935 la Provincia si trasferì a Palazzo Isimbardi, antica dimora nobiliare, sita in Corso Monforte, che ancora oggi ne è la sede principale (vedi foto). Nel 1927, intanto, il territorio aveva subìto un ridimensionamento in seguito alla creazione della Provincia di Varese che sottrasse a Milano non solo i Comuni del circondario del nuovo capoluogo ma anche tutta la zona di Busto Arsizio e di Gallarate, che era denominata Alto Milanese.
La fine della guerra, la caduta del Fascismo, l’avvento della Repubblica e della democrazia ridisegnarono l’assetto legislativo e istituzionale della Provincia, con la Giunta, il Consiglio e il Presidente eletto tra i suoi componenti.
E’ in questo clima di rinascita che la Provincia si spese per il progresso del territorio in termini di istruzione, di rinnovo della società, di recupero e conservazioni dei beni culturali, di sviluppo economico e industriale. Palazzo Isimbardi, che nel 1943 aveva subito i bombardamenti degli Alleati, venne restaurato e reso sempre più moderno e funzionale.
L’approvazione da parte del Parlamento della Repubblica Italiana, l’8 giugno 1990, della legge n. 142 in merito alle autonomie locali, ridisegnò i compiti delle province e della Provincia di Milano, assegnandole la difesa del suolo, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, delle risorse idriche ed energetiche, dei beni culturali, la prevenzione della calamità, la tutela, la viabilità e i trasporti, la protezione della flora e della fauna, i parchi e le riserve naturali, la caccia e la pesca nelle acque interne, lo smaltimento dei rifiuti, i servizi sanitari, l’igiene e la profilassi pubblica, la formazione professionale, etc..
Le modifiche del territorio, con la creazione di nuove Province, destinate a ridurre l’area di Milano (vedi Provincia di Monza e Brianza), hanno comportato la necessità di un nuovo stemma: un sole d’oro con falce di luna d’argento su fondo blu per richiamare l’unità europea. Per la Provincia di Milano, come per le altre di tutta Italia, dal 1993 il Presidente è eletto a suffragio universale. Il Presidente del Consiglio provinciale è eletto dal Consiglio stesso nella prima seduta.

 

Il Consiglio provinciale oggi

 

8 tagliataLa macchina amministrativa provinciale può contare su due organi collegiali: la Giunta e il Consiglio.

Al vertice dell’ente c’è il Presidente, eletto direttamente dai cittadini assieme ai consiglieri che andranno poi a formare la maggioranza in Consiglio. Il Presidente nomina gli assessori componenti la Giunta, organo esecutivo che lo affianca nelle decisioni di rispettiva competenza. La Giunta della Provincia di Milano è composta da 12 assessori; si riunisce una volta alla settimana, di solito il martedì.
Il Consiglio è l’organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo con facoltà di deliberare in alcune materie fondamentali. Il funzionamento dell’assemblea, composta da 45 consiglieri rappresentativi della volontà popolare, è affidato al presidente del Consiglio, eletto dai consiglieri il giorno dell’insediamento dell’assemblea. Al presidente è affidata la gestione del Consiglio, dalle convocazioni alla gestione degli interventi e dei dibattiti, fino alla promozione dell’ “autonomia” dell'assemblea come espressione della sovranità popolare in cui maggioranza e opposizione hanno pari diritto ad esprimersi nei limiti imposti dal regolamento.
Le decisioni operative dell’ente, sia della Giunta che del Consiglio, sono le delibere. Ciascuno dei due organi può deliberare nelle materie di propria competenza.
In particolare, il Consiglio decide, su proposta della giunta, del presidente, dei consiglieri o del presidente del Consiglio, sulle seguenti materie:

a) statuti dell'ente e delle aziende speciali, regolamenti salva l'ipotesi di cui all'articolo 48, comma 3, criteri generali in materia di ordinamento degli uffici e dei servizi;
b) programmi, relazioni previsionali e programmatiche, piani finanziari, programmi triennali e elenco annuale dei lavori pubblici, bilanci annuali e pluriennali e relative variazioni, rendiconto, piani territoriali ed urbanistici, programmi annuali e pluriennali per la loro attuazione, eventuali deroghe ad essi, pareri da rendere per dette materie;
c) convenzioni tra i comuni e quelle tra i comuni e provincia, costituzione e modificazione di forme associative;
d) istituzione, compiti e norme sul funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione;
e) assunzione diretta dei pubblici servizi, costituzione di istituzioni e aziende speciali, concessione dei pubblici servizi, partecipazione dell'ente locale a società di capitali, affidamento di attività o servizi mediante convenzione;
f) istituzione e ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote; disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi;
g) indirizzi da osservare da parte delle aziende pubbliche e degli enti dipendenti, sovvenzionati o sottoposti a vigilanza;
h) contrazione dei mutui non previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio comunale ed emissione dei prestiti obbligazionari;
i) spese che impegnino i bilanci per gli esercizi successivi, escluse quelle relative alle locazioni di immobili ed alla somministrazione e fornitura di beni e servizi a carattere continuativo;
l) acquisti e alienazioni immobiliari, relative permute, appalti e concessioni che non siano previsti espressamente in atti fondamentali del consiglio o che non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria amministrazione di funzioni e servizi di competenza della giunta, del segretario o di altri funzionari;
m) definizione degli indirizzi per la nomina e la designazione dei rappresentanti del comune presso enti, aziende ed istituzioni, nomina dei rappresentanti del consiglio presso enti, aziende ed istituzioni ad esso espressamente riservata dalla legge.