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150 Anni della Provincia di Milano



150 anni della Provincia di Milano

Una sola Provincia: la tua


Gli albori: dalla dominazione spagnola al Risorgimento

Il primo stemma della
Provincia di Milano

Il territorio della regione lombarda - almeno per quanto riguarda quella parte che appartenne per secoli, attraverso varie dominazioni, all’entità politica conosciuta come Stato di Milano (corrispondente più o meno alle attuali province di Milano, Como, Varese, Sondrio, Pavia e Monza e Brianza) - fu amministrato secondo un sistema a base provinciale. Le amministrazioni comunali furono codificate nel 1555 con l’avvento del dominio spagnolo. Durante questo periodo nei documenti ufficiali si parla già di “città e province” anche se un ordinamento amministrativo provinciale formalmente non esisteva. La sua instaurazione, infatti, comincia con il passaggio al dominio austriaco nel 1715 e le riforme volute dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria ed a suo figlio Giuseppe. È da allora che si parla di Provincia di Milano. Gli ordinamenti di questo periodo risentono di un influsso accentratore con il dispotismo illuminato di Giuseppe II che con la riforma del 1786 divise lo Stato in province, rette da Delegati Imperiali. Le province dello Stato di Milano con la riforma erano nove: Milano, Pavia, Lodi, Cremona, Casalmaggiore, Como, Valle Intelvi, Mantova e Terre separate. La Provincia di Milano assumeva così per la prima volta l’aspetto di un organismo amministrativo distinto. I nuovi uffici, di nomina imperiale, si sovrapponevano, annullandole, alle antiche magistrature ducali come il caro Vicario di Provvisione, di manzoniana memoria. Con le costituzioni settecentesche erano però poste le basi di un sistema amministrativo moderno ed efficiente. 
 

massimo_dazeglio Il Governatore della Deputazione
provinciale di Milano, Massimo d'Azeglio

I profondi ed importanti mutamenti introdotti a seguito della Rivoluzione Francese e dovuti a Napoleone Bonaparte - in particolare con la creazione dei dipartimenti pensati come circoscrizioni dell’amministrazione statale ma anche come enti autarchici con scopi specifici - sono alla base della nascita dell’ente Provincia nella storia moderna (in quel periodo storico la Provincia di Milano si chiamava Dipartimento dell’Olona, dal nome del fiume che ne attraversava il territorio). Con la Restaurazione seguita alla disfatta napoleonica (Congresso di Vienna, 1815), il territorio milanese entra a far parte del neonato Regno del Lombardo-Veneto, compreso nell’Impero Austro-ungarico, del quale la città di Milano sarà una delle due capitali insieme a Venezia. In questo periodo storico la Provincia era soprattutto una circoscrizione dell’amministrazione periferica statale, che faceva capo a un Delegato provinciale, organo del governo con una Congregazione provinciale, formata da notabili nominati dal governo ed in parte proposti dai Comuni, con funzioni consultive nei confronti del Delegato. Nel 1859 la Lombardia (quindi anche il nostro territorio) - in seguito alla seconda Guerra d’Indipendenza - entra a far parte del Regno di Sardegna, partecipando con altri territori via via annessi, alla formazione del Regno d’Italia.
 

cesare_giuliniIl conte Cesare Giulini
della Porta, primo
presidente del Consiglio
della Provincia di Milano

Il 23 ottobre di quell'anno fu varata la “Legge Rattazzi” (dal nome del Ministro dell’Interno che l’aveva proposta) che stabiliva l’ordinamento degli Enti Locali per il Regno di Sardegna e per tutti i territori che progressivamente erano annessi. L'istituzione di questa nuova figura di “Provincia” in Lombardia costituiva sicuramente un progresso in senso liberale rispetto alle precedenti istituzioni periferico-locali del Lombardo-Veneto austriaco.
La Provincia di Milano nacque come ente fra il 15 gennaio 1860, quando si tennero le prime elezioni amministrative, e il 5 marzo successivo, quando si riunì per la prima volta il suo Consiglio. Il consiglio provinciale era allora composto da 60 membri. Primo Presidente del Consiglio fu il Conte Cesare Giulini della Porta mentre Massimo D’Azeglio, famoso letterato e uomo politico piemontese venne nominato Governatore. La Provincia divenne un Ente locale dotato di una propria rappresentanza elettiva e di un’amministrazione autonoma, cioè di un collegio deliberante (il Consiglio provinciale) e di un organo esecutivo-amministrativo (la Deputazione provinciale) presieduta dal Governatore, poi Prefetto, di nomina regia.