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La partita geo-politica degli aiuti sanitari

30 Mar 2020 - L'Europa riscopre il principio comune della SOLIDARIETA'

Nel corso del Vertice dei ministri degli esteri del 23 marzo scorso, il ministro degli Esteri tedesco, HEIKO MAAS, ha inviato  un messaggio forte all'Europa e al mondo intero, proponendo di attivare ai sensi dell'art. 222 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) la clausola di solidarietà, per far fronte al coronavirus. Secondo questa clausola, tutti gli Stati devono agire in modo congiunto per assistere uno dei 27 Stati vittima di attacco terroristico o di una calamità naturale o provocata dall'uomo. 

In evenienze del genere, il Trattto prevede che l'Unione mobiliterà tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari fornitigli dagli Stati membri. 

Le modalità di attuazione della clausola sono state definite dalla decisione adottata dal Consiglio dell'UE nel 2014 (n.2014/415/UE).

Gli strumenti esistenti comprendono la strategia di sicurezza interna dell'Unione europea, il Meccanismo di protezione civile, istituito con la decisione del PE e del Consiglio dell'UE nel 2013 e le strutture istituite nel quadro della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC).

In merito agli aiuti sanitari tramite il coordinamento rafforzato delle Protezioni civili dei vari Stati Membri, questi aiuti hanno avuto un contributo maggiore e prioritario da parte degli Stati terzi, come la Cina, la Russia, Cuba e gli Stati Uniti. Solo da ieri, uno degli Stati in via di adesione all'UE, l'Albania, ha inviato un contingente di medici e forniture mediche all'Italia in segno di solidarietà e la Germania si è resa disponibile a curare presso le sue cliniche alcuni dei nostri concittadini contagiati da COVID-19.

Del resto, in materia di sanità pubblica, la competenza primaria resta in capo agli Stati membri e l'Unione europea può solo svolgere un ruolo di armonizzazione delle procedure nazionali su beni e servizi sanitari e di coordinamento delle strategie sanitarie tra gli Stati membri, sufficiente a garantire gli interventi dove sono più urgenti e necessari e ad evitare il sovrapporsi di iniziative e di risorse.

Tuttavia, il ruolo della UE in materia di salute pubblica ha acquistato progressivamente maggiore importanza in conseguenza della libera circolazione delle persone e delle merci, dell'inquinamento dell'ambiente e degli elevati standard da rispettare nel settore dell'alimentazione, che hanno richiesto interventi multidisciplinari e un approccio più trasversale. Questi  sforzi hanno portato all'adozione di programmi di sanità pubblica pluriennali, l'ultimo dei quali è quello del 2014-2020. Inoltre, il Fondo sociale europeo Plus (FSE+) continuerà a mettere a disposizione finanziamenti durante il periodo di programmazione 2021-2027.

Una parte sostanziale del prossimo pacchetto del Green Deal europeo avrà altresì un impatto diretto o indiretto sulla salute, ne sono un esempio la strategia per un'economia pulita e circolare, l'obiettivo "inquinamento zero", il conseguimento della sostenibilità della catena alimentare e la neutralità climatica. 

Autore: dott.ssa Ester Lucà



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