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Presentazione


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Presentazione

Gli occhi della guerra
 

oltre 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo

di Almerigo Grilz, Fausto Biloslavo, Gian Micalessin e Fabio Polenghi
Fotografia dell'evento



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Presentazione

Comandante Massoud, 1987La mostra “Gli occhi della guerra”, di Fausto Biloslavo, Gian Micalessin, Almerigo Grilz e Fabio Polenghi, racconta oltre 25 anni di servizi dai fronti più caldi del mondo: le guerre al crocevia dell'Asia; i crepuscoli del Vietnam; l’Africa rosso sangue; la guerra alle porte di casa; il Medio Oriente senza pace.
Promossa da Provincia di Milano e Associazione LiveEurope, è un’esposizione particolare, che non si pone come mostra fotografica bensì come documento giornalistico della memoria. Alcune immagini riflettono guerre dimenticate, sopite o concluse, altre sono state inserite per il loro valore storico.

Nella sezione dedicata all’Africa molte fotografie sono state scattate da Almerigo Grilz, giornalista, ucciso in Mozambico durante un reportage il 19 maggio del 1987 al seguito della Renamo. L’anno precedente, scriveva sul suo diario dal Mozambico: "Mi sporgo fuori per filmarli: non è facile occorre stare appiattiti a terra perchè le pallottole fischiano dappertutto... alzare troppo la testa può essere fatale".

BirmaniaAlcune immagini della mostra sono di Lord Michael Cecil, Carlo Imbimbo, Stefano Rossi e Mauro Scrobogna. L’editing è di emme&emme.

La guerra è crudele e non guardarla negli occhi non basta ad eliminarla. Lo sapevano bene anche i fotografi milanesi Fabio Polenghi - ucciso il 19 maggio 2010 a Bangkok, in Thailandia, mentre documentava l’assalto finale dell’esercito all’accampamento delle Camicie rosse - e Raffaele Ciriello - ucciso il 13 marzo 2002 a Ramallah, Palestina, mentre fotografava gli scontri tra israeliani e palestinesi.

Le immagini in mostra ritraggono le orbite rossastre di un bimbo soldato che ha già visto troppo, lo sguardo terrorizzato di un prigioniero che attende il plotone di esecuzione, l’ultimo rigagnolo di vita nelle pupille di un ferito. Sono gli occhi della guerra incrociati in tanti reportage in prima linea.
Ma per occhi della guerra si intendono anche quelli dei giornalisti, fotografi, cineoperatori attratti per passione professionale e umana da conflitti sia lontani che alle porte di casa.