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150 anni opere d'arte


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Le sezioni della mostra

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Le sezioni della mostra

PHILIP PETER ROOS, Scena PastoraleIl 150° anniversario della istituzione della Provincia di Milano offre l’opportunità di esporre al pubblico il patrimonio artistico dell’ente, che documenta la storia passata e recente e il ruolo culturale rilevante ricoperto dal 1860 ad oggi. Una raccolta d’arte poco nota, riportata alla luce nella sua espressione più completa e con una presenza consistente di opere restituite al pubblico per la prima volta.

La sezione dedicata al patrimonio artistico tra il Cinquecento e il Settecento evidenzia le strategie di recupero di beni diffusi sul territorio, come la pala di Bernardino Campi, insieme a oggetti di raro valore acquistati nel secolo XX per ridare lustro agli ambienti di Palazzo Isimbardi, tra cui la sfera celeste in pergamena del 1676 di Giovanni Giacomo de Rossi e il secrétaire di Giuseppe Maggiolini.

ENRICO BUTTI - Una seconda lezioneI dipinti e le sculture di Ottocento accompagnano nello stile l’epoca di acquisizione tra il 1860 e gli inizi del XX secolo. Dalle pitture ancora legate alla rappresentazione topografica del paesaggio, come nei quadri di Giovanni Battista Ferrari e di Guido Ricci, alla poesia del vero dei «naturalisti». Tra i saggi esemplari, il prezioso «Amore tra  i polli» (1879) di Giacomo Favretto e le sculture di Enrico Butti e di Vincenzo Gemito.

Il patrimonio di Novecento riserva la presenza di opere storiche accanto a interessanti inediti, tra i quali uno spettacolare Gianfilippo Usellini, oltre ai ben noti  «Capo di Atrani» del 1936 di Carlo Carrà e alle testimonianze di autori legati al Novecento Italiano.
Di notevole interesse le opere futuriste di Enrico Prampolini e di Fillia, e i dipinti dei chiaristi Francesco de Rocchi, Umberto Lilloni  e Attilio Alfieri.

Le acquisizioni più recenti sono documentate dalla presenza di fotografie di autori di fama internazionale, che rappresentano solo una parte del consistente patrimonio fotografico di proprietà della Provincia: Gianni Berengo Gardin, Luigi Ghirri, Thomas Struth, Fischli & Weiss.

Questo evento espositivo vuole essere anche un invito a visitare i prestigiosi palazzi che costituiscono il patrimonio architettonico della Provincia e quelli, distribuiti sul territorio extra cittadino, che questa Amministrazione è riuscita a preservare con interventi di recupero conservativo. (Nicoletta Colombo, Rosanna Pavoni, Elena Pontiggia, curatrici della mostra)



Dal XV al XVIII secolo


LUIGI MANFREDINI, Orologio da mensola, Diana su una biga trainata da due ninfe, 1810 caLa pendola da camino con Diana Cacciatrice  fu realizzata dalla celebre manifattura dei fratelli Manfredini, inaugurata a Milano nel 1807 e subito divenuta famosa per la produzione di bronzi ornamentali, candelabri,  vasi e grandiosi orologi,  molti dei quali destinati a ornare gli appartamenti di Palazzo Reale. 

La Scena pastorale attribuita a Philipp Peter Roos  - pittore tedesco attivo a Roma fino alla morte nel 1706 - rientra nel genere di pitture apprezzato e diffuso tra l’aristocrazia lombarda del  XVIII secolo, che privilegiava soggetti a carattere pastorale e scene con animali per  arredare fastosamente  saloni e ambienti di rappresentanza .

L’elegante secrétaire  (1780-1790) di Giuseppe Maggiolini rientra nella produzione del celebre laboratorio di ebanisteria di Parabiago, produzione in cui emerge l’interessante aspetto dell’organizzazione del lavoro di bottega basato sul continuo riutilizzo, con lievi varianti, dei modelli ornamentali.

IL PATRIMONIO ANTICO NELLA SEDE DELLA PROVINCIA - "Un anello di congiunzione tra la vita di ieri e quella di oggi". Testo in catalogo di Rosanna Pavoni, co-curatrice della mostra
Luigi Manfredini - Orologio da mensola, Cavallo guidato da un amorino (1810 ca), particolare“Un palazzo di origini così antiche e di così illustri tradizioni meritava, indipendentemente dal suo pregio artistico, che non è trascurabile, di essere ripristinato e conservato col rispetto delle sue linee caratteristiche e della sua architettura”: l’inaugurazione della rinata sede di rappresentanza della Provincia, dopo le parziali distruzioni dei bombardamenti, saluta nel dicembre 1952, nel giorno di festa di Sant’Ambrogio, un progetto finalmente conclusosi, progetto che però aveva avuto inizio prima dei lavori avviati intorno al 1949, nel momento della grande ricostruzione di Milano. Infatti quando l’Amministrazione Provinciale acquistò il palazzo che oggi conosciamo come Isimbardi (dal nome degli ultimi proprietari “aristocratici”) nel 1935 per farne la propria sede di rappresentanza, oltre che di uffici grazie alla nuova ala progettata da Giovanni Muzio, fu subito chiaro che la prospettiva era quella di ridare al luogo la dignità e l’impronta di una dimora nobiliare, coerente con la sua lunga storia ma altresì coerente con la nuova funzione a cui era destinato. Occorre ricordare che il palazzo fu acquistato sostanzialmente svuotato degli arredi che lo avevano arricchito sia durante il periodo in cui vi abitò la famiglia Isimbardi (dal 1775 al 1908), sia durante il breve periodo in cui passò per eredità ai Taverna (1908- 1918) che a loro volta lo vendettero all’industriale Franco Tosi.
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XIX Secolo


GIACOMO FAVRETTO, L’amore tra i polli (1879)Lorenzo Delleani è l’autore di Passeggiata sul Lung’Arno a Firenze nel secolo XVI, dipinta nel 1872, esposta nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna, versione integrale di una replica del 1880, dal titolo Lung’Arno, di proprietà delle Civiche Raccolte di Milano. Scena in costume storico, elegante e impeccabile nello stile, fu molto elogiata dalla stampa dell’epoca e in seguito caduta nella dimenticanza.
 
Prezioso esempio di trasversalità tra la pittura «di genere» e il realismo del secondo Ottocento, "Amore tra i polli", opera egregia dipinta da Giacomo Favretto attorno al 1879, fu esposta alla III Biennale di Venezia del 1899. Pubblicata sulle riviste del tempo, la composizione suggerisce la messa in scena romantica dell’amore tra gli umili, rappresentato con brio e colorismo tipicamente veneziani.

La scultura "Una seconda lezione", eseguita nel 1879 da Enrico Butti, era stata preceduta dal gesso Stizze (1875), identico per struttura e dimensioni. L’elemento narrativo, tipico del linguaggio artistico del Butti degli anni settanta, esprime la vena romantica infantile dei tanto raffigurati bimbi imbronciati di tradizione scapigliata, qui formulata in una lavorazione tecnicamente inappuntabile del marmo.

"L'OTTOCENTO IN PROVINCIA - Una politica patrimoniale al passo coi tempi", di Nicoletta Colombo, co-curatrice della mostra
Il consistente percorso di acquisizioni di opere d’arte, che vide il Consiglio Provinciale, istituito nel marzo 1860, insieme alla Deputazione Provinciale agire da acquirenti diretti oppure da soci finanziatori in organismi da cui ottenevano in sorteggio dipinti e sculture, iniziava proprio a partire dall’anno successivo alla strutturazione in Ente della Provincia di Milano, quindi prendeva il via nel 1861.
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XX Secolo


CARLO CARRA’, Marina (Capo di Atrani),  (1936)Tra le opere del Novecento, "Marina (Capo di Atrani)" di Carlo Carrà, ispirata all’omonimo paese nei dintorni di Amalfi, è modulata su una sinfonia di azzurri  e verdi, cui fa da contrappunto la rossa architettura di mattoni sulla sinistra. Il naturalismo del soggetto, però, si vena di un senso tutto mentale e metafisico di sospensione e di attesa.
 
Vicino alla Nuova Oggettività tedesca è il triestino Alberto Croatto. Nella sua "Lettura" (1930) la figura femminile è colta nell’immediatezza di una posa e di una gestualità che suggeriscono bene la sua irrequieta, tutt’altro che compassata, partecipazione alla lettura.

In "Lombardia verde" (1960) Gianfilippo Usellini immagina una terra lombarda tra realtà  e mito, in cui le epoche si sovrappongono: il tricolore sventola già sulla barca, che però trasporta i blocchi di marmo per la costruzione del Duomo, mentre il pastore col gregge convive col treno sullo sfondo.

"UN NOVECENTO ALTERNATIVO - Tracce ottocentesche nelle acquisizioni della Provincia di Milano tra il 1920 e il 1944". Testo in catalogo di Nicoletta Colombo, co-curatrice della mostra
Lorenzo Viani  - Darsena (1931-1932)In una recensione alla mostra “Novecento a Palazzo Isimbardi”, curata nel 1988 da Raffaele de Grada, rassegna delle opere acquistate dalla Provincia di Milano nel XX secolo, Alberico Sala mirava nel segno, affermando in un articolo scritto per il “Corriere della Sera”: “…Quindi, 900, indicazione temporale, che non rimanda al movimento artistico di cui fu ispiratrice Margherita Sarfatti, e che fu, fino ad un certo punto, prediletto dal regime fascista”. 

In effetti il critico rendeva la verità dei fatti, constatando, nelle opere della raccolta designate con il termine di “Novecento”, una presenza cospicua di esemplari che non rivelano alcuna coerenza e sintonia con i rigorosi orientamenti artistici improntati alla “classicità moderna”, stile che caratterizza il profilo milanese del movimento sarfattiano. Le scelte paiono infatti in parecchi casi essersi disimpegnate in preferenze di tipologia neo-ottocentesca, riscontrabili in numerosi acquisti di arte contemporanea, effettuati tra il 1920 e il secondo conflitto mondiale; Sala li definiva come “Novecento alternativo”
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"DA PRAMPOLINI A CARRA' E OLTRE - Arte italiana della prima metà del Novecento nelle collezioni della Provincia di Milano". Testo in catalogo di Elena Pontiggia, co-curatrice della mostra
Enrico Prampolini - Introspezione aerodinamica (1931)Ci sono due modi per osservare le opere delle collezioni della Provincia che appartengono alla prima metà del Novecento.
Il primo è, semplicemente, quello di considerare i quadri e le sculture, che in larga parte nessuno ha mai visto e meritano invece di essere conosciuti. Osservandoli, anzi, ci si può imbattere in molte sorprese: esiti suggestivi e intensi di artisti minori o addirittura dimenticati; dipinti meno noti di maestri riconosciuti; lavori che testimoniano il gusto e l’atmosfera espressiva di un’epoca, arricchendone la fisionomia.

Il secondo modo è chiedersi quale sia stato il criterio delle varie acquisizioni, e quando e perché certe opere (e quelle, anziché altre) siano entrate nelle raccolte della Provincia.

In questo scritto muoveremo appunto da questo interrogativo, certamente specialistico e un po’ notarile, ma che forse bisogna porsi per comprendere meglio il carattere della collezione, o almeno di quella sua parte su cui si possiedono dati precisi: quella, cioè, che si è formata dopo il 3 dicembre 1926, il giorno a cui risale il primo documento d’archivio oggi disponibile. Ce la sbrigheremo in un paragrafo, che il lettore appassionato più alla pittura e alla scultura che non alla sociologia dell’arte (e come dargli torto?) può tranquillamente saltare, passando subito al paragrafo successivo.
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