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Presentazione


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Presentazione

Walter Pozzi
 

nel centenario della nascita in esposizione 20 tra le opere più amate dall'artista

autoritratti, osterie, nature morte, arlecchini e serenate dal 1° al 25 aprile 2011 allo Spazio Oberdan
Fotografia dell'evento



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Presentazione

Innamorati_1973Nel centenario della nascita, la Provincia di Milano, la Galleria Ponte Rosso di Milano e la figlia Gemma Pozzi presentano una selezione di venti opere tra dipinti e disegni realizzati dall’artista Walter Pozzi (1911-1989) fra gli Anni Quaranta e gli Anni Ottanta. Nella mostra, curata da Carlo Adelio Galimberti, sono esposti alcuni fra i soggetti più amati dall’artista: gli “Autoritratti”, le “Osterie”, gli “Arlecchini”, le “Serenate” e le “Nature morte”.

Presentando la mostra, Galimberti scrive, citando Fedro: «Se ciò che facciamo non è utile, la gloria è priva di senso», un motto della saggezza classica che fu scelto da Pozzi per rappresentare la propria vita e la propria opera pittorica. 
Approdato a Milano dalla nativa Bergamo in una stagione travagliata come fu quella a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, nel Dopoguerra assiste al fiorire di tendenze ed espressività che avevano nell’Astrattismo e nel Realismo i due poli divergenti e di successo di una stagione artistica che stava ripartendo.
Osteria_1948Ed è proprio a questa rinascita che contribuisce Pozzi quando fonda «Il Gatto Nero»,  gruppo in cui si ritrova la migliore intellettualità milanese di quei tempi: Kodra, Carrà, Marotta, Vergani, Buzzati, Parmeggiani ed altri, che finalmente hanno uno spazio per riprendere le discussioni appassionate che confortano lo sforzo del riprendere a scrivere e a dipingere nonostante «le case - come Pozzi osservava - non avessero più muri per i quadri».
È il periodo in cui Pozzi riprende il ciclo delle “Osterie”, di cui alcuni splendidi esemplari sono in questa mostra: immagini in cui l’artista allinea figure umane che non compiono alcuna impresa, e che nella loro quasi uniforme sagoma esaltano il motivo che le riunisce, che ha il profumo dell’amicizia, il sale del confronto e la vivacità della discussione, dove il vino e la tavola sono la fonte del riflettere e del piacere di vivere.
Una maniera che ha il suo timbro più celebre nella serie degli “Arlecchini”, in cui all’iniziale malinconia tonale della maschera, sospinta su deserte spiagge, subentra la vitalità dei timbri cromatici, con una marcata ed inedita intensità tonale. Una maschera, comunque, quasi l’artista ci ricordasse cosa indossiamo ogni giorno nel “recitare” la nostra vita, così come il suo costume variopinto ci dice della nostra multiforme e variegata ricchezza umana.