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Politiche Sociali


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Dal multiculturalismo al diversity management

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DAL MULTICULTURALISMO
AL DIVERSITY MANAGEMENT

Una ricerca empirica sulla definizione e sulla misura
della competenza interculturale nei servizi sanitari
e sociali di Milano e della sua provincia.
 

Progetto curato da:
Mariella Trevisan, Susanna Galli
Settore sviluppo delle professionalità, volontariato, associazionismo
e terzo settore della Provincia di Milano

Ricercatori:
Milton J. Bennett, consulente supervisore
Ida Castiglioni, ricercatrice Università di Milano Bicocca
Alberto Giasanti, professore ordinario Università di Milano Bicocca
Cristina Greco, ricercatrice junior
Luca Fornari, ricercatore junior


Un grazie sincero a tutti i responsabili  e agli operatori delle organizzazioni che hanno aderito al progetto per avere reso possibile questa ricerca.

 

 pdf » Scarica la pubblicazione (PDF 1,31 MB)

 


 

PREFAZIONE


La società italiana è oggi, a tutti gli effetti, una società multiculturale che comprende al suo interno una varietà di soggetti provenienti da Paesi e culture di diverse parti del mondo.

I dati recentemente presentati nell’Undicesimo rapporto sull’immigrazione straniera nella provincia di Milano confermano, con alcune specificità legate al tessuto economico e sociale del nostro territorio, il dato nazionale.

Dunque, in un’ottica di stabilizzazione del fenomeno migratorio, è necessario pensare che le persone che oggi chiamiamo straniere, in quanto spesso non parlano bene la nostra lingua o vestono diversamente, seguendo le proprie tradizioni culturali, saranno italiane nelle prossime generazioni, pur mantenendo le proprie specificità culturali.

In questo normale avvicendarsi di generazioni le comunità locali e le persone che le abitano dovranno abituarsi ad un’idea di diversità che rimane e che ha bisogno di essere valorizzata per non diventare discriminatoria.

Le società multiculturali più mature, come gli Stati Uniti o il Canada, stanno affrontando il tema della diversità culturale a tutto tondo, coinvolgendo le organizzazioni produttive e quelle che si occupano di servizi alla persona in una riflessione che include le differenze di genere, di orientamento sessuale, di generazione, di abilità fisica e, naturalmente, di origine nazionale, regionale o etnica.

Su questo tema l’intervento della Provincia di Milano si e sempre indirizzato verso azioni positive e propositive, di supporto alla programmazione locale e al sistema dei servizi sociali e sanitari che in questi anni si stanno attrezzando per comprendere e rispondere ad un’utenza sempre più diversificata: un percorso ad ampio spettro sul quale si sono innestate le attività di formazione, ricerca e aggiornamento sostenute dal Settore Sviluppo delle Professionalità.

In questo processo si iscrive anche la ricerca presentata in questo volume, promossa dalla Provincia di Milano in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca e con il coinvolgimento di alcune significative realtà del territorio.

Questa pubblicazione cerca di fare il punto e offrire spunti di riflessione sulla competenza necessaria per gestire la diversità non solo degli utenti, ma anche delle persone che lavorano in organizzazioni che si occupano di servizi socio sanitari, al fine di instaurare un circolo virtuoso per superare il concetto di tolleranza: una società integrata è una società in cui il rispetto per la diversità non è solo antirazzismo, ma un concetto di reciproca conoscenza, comprensione e valorizzazione.

Ezio Casati
Assessore alle Politiche Sociali
Provincia di Milano



INTRODUZIONE


“Dal multiculturalismo al diversity management. Una ricera empirica sulla definizione e sulla misura della competenza interculturale nei servizi sanitari e sociali di Milano e della sua provincia”.

L’esperienza del Settore sviluppo delle professionalità della Provincia di Milano “Dal multiculturalismo al diversity: una sperimentazione italiana” è il titolo del progetto da cui, nel 2005, prende avvio la collaborazione tra Provincia di Milano - Settore Sviluppo delle professionalità e l’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Come ricorda Ida Castiglioni nel presentare il rapporto di ricerca, il diversity è un’applicazione organizzativa di varie politiche di inclusione; alla base vi è un concetto ampio di cultura che abbraccia le diversità di genere, di nazionalità, di appartenenza locale, di abilità fisica, di generazione e di ruolo.

Un tema di grande attualità che anima il dibattito culturale e muove il pensiero delle politiche di welfare, mettendo in evidenza molte delle contraddizioni e fragilità che attraversano il nostro sistema sociale. Siamo partiti dalla consapevolezza che per rendere possibile l’inclusione non sono sufficienti dichiarazioni d’intenti e indicazioni legislative, ma è necessario comprendere come le persone fanno esperienza della differenza e il livello di sensibilità alla diversità che hanno individui e organizzazioni.

Un approccio innovativo, una sfida culturale anche per il nostro Settore, impegnato da oltre un ventennio nella formazione continua e nell’aggiornamento dei Servizi del Welfare su un territorio composito come la provincia di Milano.

Un modo originale per interpretare il mandato normativo che trasferisce alle Province le competenze in merito alla formazione continua e all’aggiornamento dei servizi sociali e a rilevanza sanitaria ma, soprattutto, la rilevazione e lo studio di fenomeni sociali di particolare attualità e importanza.

La sperimentazione nasce come ricerca-intervento, con l’idea di esplorare e verificare, a vari livelli di indagine, lo stato dell’arte sulla gestione della diversità all’interno di alcune grandi organizzazioni nell’area dei servizi sociali e sanitari.

Per questo motivo, sin dalla fase di start up, sono state coinvolte ed hanno partecipato alcune organizzazioni, testimoni privilegiati della rete di servizi sociali e sanitari nella realtà milanese: l’Azienda consortile Offerta Sociale di Vimercate, i Comuni del Distretto Sud-est Milano di San Donato Milanese, il Comune di Garbagnate Milanese, l’Istituto Golgi Redaelli, alcuni Reparti dell’Ospedale Fatebenefratelli, oltre alla Direzione Centrale Cultura e Affari Sociali della Provincia di Milano.

Il principio da cui si è mossa la riflessione del Settore attinge alla più accreditata letteratura sullo studio delle organizzazioni e dei sistemi complessi che caratterizzano i servizi e le politiche di welfare.

La cultura delle organizzazioni è generata, infatti, dalle stesse persone che le popolano, che, con la loro esperienza e il loro lavoro, stratificano, fanno crescere e fanno vivere le diverse istituzioni. Ciò significa esplorare la cultura soggettiva di questi apparati. Per questo il progetto narrato nel volume è orientato a comprendere la worldview - nell’accezione dello studioso americano Milton Bennett - di gruppi e persone che si relazionano all’interno delle stesse organizzazioni e sono impegnate nell’erogazione di servizi sociali; servizi che, per loro natura, si connotano prevalentemente come relazionali.

Come scrive G. Varchetta “la persona umana, così come l’organizzazione, non è frantumabile e non sono possibili uno sguardo e una interrogazione parziali”. Dunque in un tempo come il nostro, nel quale la ricerca e l’attenzione al soggetto sono al centro di un dibattito ampio e crescente, ci siamo posti la questione sul come la dimensione soggettiva si relazioni alla diversità e come questa esperienza si con-fonda nelle istituzioni, connoti le relazioni all’interno dei gruppi di lavoro e la capacità dell’organizzazione stessa di offrire servizi alla comunità.

Servizi immateriali, ci ricorda Manoukian, servizi ed interventi che per sostenere la progettazione sociale sono chiamati a sviluppare delle costruzioni sociali in un processo dinamico che genera altri processi, auspicabili e sostenibili, per promuovere una società in cui siano riconosciuti e tutelati valori e diritti ritenuti centrali. “Questo è praticabile entro due sponde: riconoscere e fare emergere qualche cosa che già è presente, che attraversa gruppi sociali più o meno ampi e identificabili, che è investito da “affetti” positivi o negativi e che per vari motivi può coagulare degli interessi e mobilitare ideazioni, prefigurazioni per cambiare (…), dall’altro ricollegarsi a delle ipotesi o a delle idee forti rispetto a come si legge e si interpreta il contesto sociale in cui si è collocati e le problematiche più generali che lo caratterizzano”.

Una questione complessa quando si va ad esplorare l’esperienza con la diversità: di genere, di cultura, di religione così come nell’accezione più ampia proposta da questa pubblicazione. I capitoli che seguono spiegano in modo puntuale il Modello Dinamico di Sensibilità Interculturale di Milton Bennett (DMSI) e lo sviluppo della ricerca sul territorio della Provincia di Milano.

Prima di addentrarci, però, nella lettura dei contributi è a nostro avviso importante evidenziare le scelte compiute dall’area formazione6 della Provincia di  Milano, in particolare sull’approccio di rete che sostiene il nostro lavoro nel rilevare il bisogno e programmare le attività di formazione che aiutano a mantenere alta l’attenzione su fenomeni sociali di particolare interesse, peraltro al centro del volume.

Si tratta di un piano di lavoro con un respiro biennale che muove più di 4000 operatori ogni anno (oltre 400 percorsi formativi, circa 200 all’anno), un’offerta costante nel tempo ma capace di rinnovarsi per rispondere all’evoluzione e ai cambiamenti che attraversano il sistema di welfare.

Il nostro lavoro si muove nella consapevolezza che progettare, in una dimensione di reale sussidiarietà delle realtà locali e del terzo settore, richiede ampie concertazioni e la capacità di costruire reti interistituzionali all’interno delle quali promuovere percorsi conoscitivi in cui effettivamente siano presenti più attori sociali, in cui realmente più individui e gruppi arrivino a prendere parte attiva all’analisi e alla comprensione dei fenomeni sociali su cui ci si propone di intervenire.

Una spirale virtuosa, un movimento di crescita in cui la Provincia, negli anni, ha mantenuto e potenziato la conoscenza e lo scambio con Servizi, Enti, organizzazioni e operatori, raccogliendo informazioni e sollecitazioni con l’obiettivo di attuare iniziative di studio e di ricerca sui problemi emergenti, diffondere esperienze innovative, fornire supporto e consulenza ai Comuni, agli Ambiti territoriali e, in generale, agli enti pubblici e del terzo settore che operano nel campo dei Servizi alla persona.

Luoghi nei quali si rinforza, nell’esperienza delle persone che li abitano, la capacità di dare senso alle azioni e una nuova riflessività. Un percorso circolare o forse, meglio, di “avanti e indietro” di esperienze e riflessioni che transitano dall’operatività dei servizi alla nostra area Formazione. Un movimento di scambio ed elaborazione che ci consente di riflettere, attraverso la formazione e l’attività di ricerca intervento, per individuare nuove e più specifiche ipotesi sul lavoro nel sociale.

La formazione dunque, pensata in partnership con le Università milanesi e le più accreditate agenzie formative del territorio, come un percorso relazionale capace di generare una crescita individuale prima, e uno sviluppo dell’organizzazione poi.

Queste riflessioni sono state la base su cui è si è innestata il progetto di ricerca intervento sul diversity. La cura del processo, il rigore dell’approccio scientifico garantito da ricercatori e formatori, l’attenzione, l’ascolto a tutte le istanze portate dai soggetti e dalle organizzazioni coinvolti nel progetto ci ha consentito di arrivare a condividere le riflessioni che si sviluppano nella pubblicazione come un momento per porsi nuove domande e modificare la nostra worldview.


Susanna Galli

Responsabile del Servizio Formazione
per le professioni sociali
Settore Sviluppo delle professionalità