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Affido familiare

mn_logo_campagnaaffidoCos’è l’affido

L’affidamento familiare è un intervento “ a termine”, così come lo definisce la legge, di aiuto e sostegno, che si attua per sopperire al disagio e/o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, temporaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, accuditive ed educative.
E’ previsto e regolato dalla legge n. 184/1993, “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, modificata con la legge n. 149/2001, “Diritto del minore ad una famiglia”, che prevede il diritto del minore a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.
Quando si parla di affido ci si riferisce a quei casi in cui le difficoltà dei genitori sono provvisorie e rimediabili: la famiglia affidataria quindi non si sostituisce alla famiglia d’origine ma l’affianca, supplendo alle sue funzioni per il tempo necessario a superare le problematiche che hanno contraddistinto l’intervento.

  

Chi può diventare affidatario

Un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato a parenti,  ad un’altra famiglia  con o senza figli, (coppie sposate o conviventi), a una persona singola o a una comunità di tipo familiare che gli assicuri il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.
La legge non stabilisce vincoli di età rispetto al bambino affidato né di reddito.
I requisiti essenziali si possono riassumere in:

  • uno spazio nella propria vita e nella propria casa per accogliere un’altra persona
  • la disponibilità affettiva e le capacità educative per accompagnare per un tratto di strada più o meno lungo un bambino o un ragazzo senza la pretesa di cambiarlo ma aiutandolo a sviluppare le sue potenzialità e valorizzando le sue risorse
  • la consapevolezza della presenza e dell’importanza della famiglia d’origine nella vita del bambino

 

I diversi tipi di affido

L’affidamento può essere consensuale quando i genitori o chi esercita la patria potestà sono concordi con l’intervento, oppure giudiziale quando non vi è consenso e l’affidamento è disposto con decreto dal Tribunale per i minorenni.
Viene attuato dal servizio sociale competente territorialmente per la tutela dei minori e delle loro famiglie.
L’affidamento può inoltre essere distinto in:

  • residenziale: quando il bambino va ad abitare stabilmente con la famiglia affidataria mantenendo rapporti regolari con la sua famiglia d’origine
  • a tempo parziale: diurno con rientro per il pernottamento presso la famiglia d’origine, oppure per i week end o per un periodo di vacanza.

 

Il percorso per diventare affidatari

Le persone interessate si possono rivolgere al servizio sociale del comune di residenza o di un altro territorio o alle associazioni del privato sociale che si occupano di affidamento, per avere le prime informazioni.
La preparazione e la valutazione degli affidatari compete ai servizi sociali locali che operano in maniera molto diversificata sul territorio.
Chi decide di dare la propria disponibilità inizia un percorso di approfondimento per acquisire una maggiore consapevolezza e per valutare la possibilità concreta di avviare  un progetto di affido.



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