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Talenti Extravaganti

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Presentazione

Nel 1971 il Canada adottò ufficialmente, primo Paese al mondo, una politica chiamata multiculturalismo. L’obiettivo era dare pari dignità alla religione, alla cultura e alle tradizioni culturali di tutti i cittadini. Da allora è stata fatta tanta strada e la convivenza di comunità eterogenee è diventata la norma, prima in Gran Bretagna e poi nel resto dell’Europa. Italia compresa.  Negli ultimi due decenni l’’immigrazione ha concentrato su di sé il dibattito sociale, soffermandosi quasi esclusivamente, nel nostro Paese, sugli aspetti umani ed economici del fenomeno. Ma questa realtà storica, con cui l’Europa si confronta in modo sempre più complesso e spesso problematico, implica anche conseguenze culturali di grandissimo impatto. I figli degli immigrati acquisiscono la lingua e in parte i costumi delle nazioni che li hanno accolti. E non si limitano più, come i padri e le madri, a desiderare per sé semplicemente un lavoro dignitoso e migliori condizioni di vita materiale. Capita che diventino scrittori, musicisti, artisti, ballerini, autori di cinema.  Produttori di cultura a tutti gli effetti.  Come Hamid Ziarati, di professione ingegnere meccanico, che gestisce una rosticceria in centro a Torino e, tra kebab e lasagne, ha scritto in italiano con Einaudi il suo primo libro, Salam Mamam.

Da queste considerazioni nasce il progetto della Provincia Talenti Extravaganti – Le espressioni artistiche nelle comunità immigrate a Milano e provincia.

E’ un lavoro pionieristico, che propone di parlare di immigrazione in maniera inusuale: non solo inserimento sociale, tutela dei diritti fondamentali, soddisfazione dei bisogni primari, ma anche scambio intercultuale. Il lavoro di ricerca, intrapreso con la collaborazione del Centro COME di Milano, ci ha portato a conoscere una realtà molto più ricca e multiforme di quanto potessimo aspettarci e ci ha regalato ancora più entusiasmo e determinazione. Del resto, già l’anno scorso uno studio condotto dalla Bocconi insieme alla University College di Londra riportava che, a Milano, il 12 % degli immigrati possiede una laurea.

L’assorbimento delle culture altre è una tendenza inevitabile, che non dipende esclusivamente dalla globalizzazione. Affonda le sue radici in un atteggiamento tipico dell’uomo, che si adatta ai nuovi ambienti portando con sé un bagaglio di esperienze e di cultura che gli permette di interagire con i nuovi spazi e le nuove persone che incontra.  Per questo crediamo che Talenti Extravaganti sia un po’ un “pesce pilota” di quello che dovrebbe essere una buona politica dell’immigrazione, improntata alla consultazione, al dialogo e alla valorizzazione. Amartya Sen ha detto recentemente che il successo del multiculturalismo non sta nel separare, ma nell’integrare.

E’ precisamente questa la linea di Talenti Extravaganti: attirare l’attenzione sul fatto che gli stranieri di prima generazione, e ancor più i loro figli, sono produttori di cultura.

Ci auguriamo che questo progetto possa essere utile agli operatori delle istituzioni culturali, dei Comuni, dei servizi, delle università e delle scuole, valido strumento per rafforzare il loro ruolo nella promozione dei processi di integrazione/interazione. Speriamo soprattutto che Talenti Extravaganti contribuisca a guardare all’immigrazione con un occhio più critico, oltre gli stereotipi e le banalizzazioni.
Pensando, invece, che la contaminazione è la matrice del nuovo.  E il melting pot, nonostante tutto, il nostro orizzonte futuro.