Il Grand Hotel et de Milan

Negli ultimi ventisette anni della sua vita, il Maestro scelse per i suoi lunghi soggiorni milanesi l’Albergo Milano, oggi Grand Hotel et de Milan, in via Manzoni (allora Corsia del Giardino). Qui il compositore compose gran parte delle sue ultimi lavori e seguì la costruzione della Casa di Riposo. Una scelta oculata: al tempo il centralissimo albergo meneghino, dotato di telegrafo e telefono e servito da uno dei primi ascensori idraulici Stiegler (tutt’ora funzionante), era considerato un luogo avveniristico, quasi futuribile. Per di più il proprietario Giuseppe Spatz, amante della musica e ammiratore incondizionato del Maestro, si prodigò in ogni modo per accontentare e favorire l’illustre ospite: solo a lui era concesso suonare il pianoforte ad ogni ora del giorno e della notte…

Dal 1872 Verdi alloggiò quasi sempre nell’appartamento numero 105, un ambiente molto luminoso e comodo al primo piano, composto da un salone e tre stanze e qui, alle 2.50 del 27 gennaio 1901, morì. Le cronache raccontano che, dopo aver lavorato dal primo mattino al tardo pomeriggio, verso le cinque Verdi, accompagnato dalla Strepponi e da Boito e Ricordi, si concedeva una passeggiata nel centro cittadino. Poi rientrava e cenava in camera, vicino al caminetto, ed era un buongustaio: sette portate, a rileggere solo il menù ordinato cinque giorni prima del colpo apoplettico. La sera scendeva per lo scopone e, si narra, non disdegnava di barare.

Debolezze di un genio… Fortunatamente i successori di Spatz — compresi gli attuali titolari — hanno conservato gelosamente gli arredi originali della suite 105, una piccola isola di storia e arte.