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Progetto Arianna

Nelle situazioni in cui la donna vive la gravidanza e la prossima nascita con grave difficoltà, può accadere che il timore di essere individuata sia tanto forte da renderle difficile esporsi e chiedere un sostegno ai servizi territoriali. I servizi locali possono essere percepiti da lei come lontani o difficilmente accessibili. Queste situazioni, numericamente limitate, ma particolarmente delicate e rischiose, possono essere trattate da Madre segreta nell'ambito del progetto Arianna, che prevede l'attivazione di interventi sociali e sanitari a sostegno della donna in uno spazio riservato e facilmente accessibile.

Modalità di intervento

Il progetto Arianna offre alla donna l'esperienza di ricevere attenzione e cura, perché possa "prendersi cura" della gravidanza e arrivare con responsabilità e consapevolezza alla nascita del bambino.

Costituisce un percorso individualizzato per ogni situazione, condiviso con la donna stessa e con gli operatori che collaborano con Madre segreta. Prevede l'attivazione di una rete integrata di servizi (ospedali, consultori familiari, servizi sociali comunali, strutture di accoglienza, servizi del privato sociale) che mettono in atto gli interventi necessari per tutelare al meglio i diritti della donna e quelli del neonato.

L'ospedale è chiamato a garantire cura, attenzione e riservatezza, applicando uno specifico protocollo di buone prassi per il trattamento rivolto alla madre e per gli adempimenti previsti dalla legge.

I servizi territoriali rappresentano il luogo di riferimento per un sostegno rispetto alla scelta materna e per un aiuto nella considerazione delle risorse possibili.

Fondamentale è la continuità del progetto dopo la nascita del bambino e la presenza dei servizi per mantenere il sostegno nella relazione materna, qualora la madre decida di tenere il figlio con sé, o diversamente per garantire alla donna uno spazio di elaborazione della separazione dal bambino. In quest'ultimi casi il servizio Madre segreta rimane disponibile anche nel tempo garantendo alla donna un ambito di sostegno personale e, quando utile, attivando interventi di aiuto anche con risorse esterne.

Il progetto è continuamente verificato nelle diverse fasi, anche con i servizi che collaborano con Madre segreta.

Alcuni dati

Fino al 2014 sono state accompagnate 336 donne al parto, 118 donne italiane (35%) e 218 donne migranti (65%). Le donne migranti provengono da 39 paesi diversi, portatori di culture differenti nell'ambito della maternità. 

Tutto ciò mette particolarmente in gioco anche gli operatori rispetto alla necessità di comprendere e relazionarsi adeguatamente con le donne.La maggior parte di loro proviene dal Sud America, in particolare dall'Ecuador e dal Perù. Negli ultimi anni si registra una rilevante presenza di donne provenienti dall'Est Europa.

Dal campione si rileva che la maggior delle donne hanno un’età compresa tra i 26 e i 35 anni: rispettivamente il 47% delle donne migranti e il 39% delle donne italiane. La seconda fascia d’età più rappresentata risulta tra 18 – 25 anni, riguarda nel 36% le donne italiane e nel 34% le donne migranti. Per quanto riguarda le donne over 35, sono il 16% donne italiane e 12% donne straniere.Le ragazze minorenni sono nel 9% italiane e nel 7% straniere, per la maggior parte sono le figlie delle donne immigrate tanti anni fa.In molte situazioni la donna accerta tardivamente la gravidanza (dal 3° mese in poi, spesso intorno al 5° mese). Per le donne italiane questo si verifica nel 45% dei casi e per le donne migranti nel 51%. E' un dato molto significativo: vissuti di rimozione e di negazione impediscono alla donna di accettare una gravidanza non prevista e difficile.

La consapevolezza della prossima maternità si sviluppa gradualmente durante tutto il percorso di accompagnamento alla nascita.  Nella maggioranza di queste situazioni di grave difficoltà, il padre del bambino è trasversalmente assente. Nelle situazioni in cui il padre del bambino è informato della gravidanza, nel 76% delle storie delle donne italiane e nell’ 89% nelle vicende delle donne migranti risulta ha difficoltà nell'assumersi la responsabilità paterna alla nascita del figlio. Emerge quindi una profonda solitudine vissuta dalla donna nella gravidanza e nella sua situazione.

La scelta materna viene elaborata dalla donna durante un percorso personale, impegnativo e difficile, che la porta ad accostare la realtà del bambino, i propri sentimenti, le proprie possibilità, le risorse dell'ambiente in cui vive e l'aiuto sociale disponibile. La decisione di riconoscere o meno il bambino viene espressa formalmente nell'ospedale dopo il parto.Il 45% delle madri seguite con il progetto Arianna ha riconosciuto il figlio alla nascita, mentre il 55% non lo ha riconosciuto, rimanendo anonima nell'atto di nascita del bambino.L'impossibilità della madre naturale e la rinuncia al figlio derivano sempre da una complessa molteplicità di motivi.

L'esperienza del progetto Arianna permette di accostare concretamente la realtà attuale del fenomeno nella sua complessità, dando indicazioni anche sui motivi della rinuncia materna e su come si sviluppano. Tutto ciò può orientare gli interventi possibili di prevenzione o di contenimento dei rischi per la madre e per il bambino.

 Dati Arianna 1999-2014

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