In dettaglio

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In queste settimane, mentre turisti e viaggiatori prendono d'assalto le città italiane e le principali mete turistiche, l'overtourism rappresenta una delle principali sfide per le città d'arte e le destinazioni a forte vocazione turistica. Se da un lato il turismo costituisce un'importante risorsa economica, dall'altro il sovraffollamento rischia di compromettere la qualità della vita dei residenti e la conservazione del patrimonio culturale e paesaggistico.

In un'intervista pubblicata dal settimanale Credere, Don Massimo Pavanello sottolinea come la differenza più importante risieda soprattutto nell'approccio con cui si vive un luogo: "Il turista, diciamo così, consuma: si porta a casa un'esperienza già confezionata, senza lasciare niente dietro di sé. Il territorio per lui resta uno scenario, uno sfondo, non un posto dove ci vive davvero della gente. Il viaggiatore, invece, è un'altra cosa: si ferma, ascolta, si lascia un po' spiazzare, accetta di essere ospite e non cliente. E quando incontra una comunità non ci vede un servizio da comprare, ma delle persone, delle storie, una fatica quotidiana che merita rispetto".

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Per affrontare il fenomeno dell'overtourism, secondo lui, non bastano misure regolatorie come limiti agli accessi, tasse di soggiorno o restrizioni alle licenze. È necessario promuovere un diverso modello di fruizione del territorio, capace di valorizzare un turismo più lento e consapevole, favorire la destagionalizzazione e distribuire i flussi verso destinazioni meno frequentate, riducendo così la pressione sulle aree più esposte.

Si sottolinea dunque l'importanza di recuperare un rapporto di rispetto con i luoghi visitati. Gli episodi di inciviltà che coinvolgono monumenti e paesaggi vengono interpretati come il sintomo di una progressiva perdita del senso di appartenenza e di responsabilità nei confronti dei territori, trasformati troppo spesso in semplici scenari da fotografare anziché in patrimoni da conoscere e preservare.

Riprendendo il messaggio dell'enciclica Laudato si', Don Massimo Pavanello invita a considerare il territorio non come una risorsa da sfruttare, ma come un bene da custodire. Questo significa interrogarsi sulla capacità dei luoghi di accogliere visitatori senza perdere la propria identità, tutelando al tempo stesso il patrimonio culturale, ambientale e le comunità residenti.

In quest'ottica, anche la valorizzazione di itinerari alternativi, cammini, santuari e mete meno conosciute può contribuire a distribuire in modo più equilibrato i flussi turistici e a promuovere un modello di sviluppo più sostenibile, nel quale istituzioni, comunità locali e realtà del territorio collaborino per coniugare accoglienza, tutela e qualità dell'esperienza di viaggio.

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