Fondo Fotografico

Attualmente conservato presso la Biblioteca di Palazzo Isimbardi, è costituito da documentazione fotografica e consta di 22.981 unità documentarie, tra stampe in bianco e nero, stampe a colori, diapositive e lastre in vetro, databili dal 1935 al 2000.

Il Fondo possiede uniformità di soggetti realizzati su diversi supporti: scuole, caserme dei vigili del fuoco, ospedali psichiatrici, scuole speciali e strade provinciali. Si trovano, oltre ai materiali di agenzie e fotografi del territorio milanese e dell'hinterland, anche diapositive del fotoamatore Sante Vittore Malli, frutto di una donazione.
La serie di soggetti rappresentanti sono molteplici: ripresa del lotto di terreno o della struttura prima dell'intervento di restauro e ammodernamento, documentazione del cantiere in tutte le sue parti con particolare attenzione agli scavi e alla posa del cemento delle fondamenta, infine la struttura completata nel suo insieme, nei vari ambienti e dei macchinari e in qualche caso la struttura operativa con presenza umana. Questa modalità di presentazione e di documentazione ricorre sia nelle riprese svolte dall’Ufficio Tecnico  sia nei servizi in cui sono riconoscibili autori specifici.
La tipologia dei supporti è quasi esclusivamente costituita da stampe bianco e nero e stampe colore in molteplici formati. Tra di essi si segnalano la preminenza dei formati 18x24 cm e 24x30 cm, oltre alle fotografie panoramiche per la rappresentazione delle foto aeree e delle strade provinciali.
Le diapositive colore presenti in una piccola parte del materiale prodotta esclusivamente da Farabola, sono intelaiate in cartoncini con timbri e iscrizioni dell'agenzia milanese.
Sono inoltre presenti lavori di studi fotografici dell'hinterland milanese, incaricati di eseguire documentazione fotografica di siti di edifici o di tratti stradali della provincia milanese.

Autori

Aldo Ballo è nato a Sciacca, Agrigento, nel 1928. All'età di 12 anni lascia la Sicilia con la famiglia per trasferirsi a Milano, dove morirà nel 1994. Inizia il suo apprendistato di fotografo lavorando nell'agenzia Roto Foto e lì conosce il giovane Oliviero Toscani e la sorella Marirosa, con la quale condividerà la sua storia professionale. Ballo coltiva la passione per la fotografia affiancando all'esperienza artigianale la cultura visiva, grazie agli studi alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano che abbandona al 3º anno per fare il reporter insieme a Marirosa Toscani. Il suo modo di porsi davanti all'oggetto da fotografare, far emergere l'intima natura e proporre la fotografia come il racconto di idee o di un gruppo, gli viene subito riconosciuto. Ciò, lo porta ad avere un colloquio diretto con architetti e designer, che cominciarono ad affidargli i loro prodotti da fotografare senza l'intervento di grafici o art director. Aldo Ballo viene considerato il precursore della fotografia in Italia, colui che per la prima volta ha introdotto un modo del tutto nuovo di usare gli scatti fotografici per raccontare l'oggetto. Ecco come Aldo Ballo definisce il suo modo di fare fotografia: «Io non faccio foto d'arte, foto "da chiodo", qui si fa fotografia industriale, si va dentro l’oggetto: interpretare l'oggetto, restituirgli l'anima, andare dentro gli oggetti». Inoltre, a Ballo e alla sua compagna Marirosa Toscani piacciono molto il particolare, la forma, il colore, la ricerca dell'eccellenza; in poche parole tutto ciò che è design. Per la propria casa di campagna, infatti, decorarono il giardino con diverse piante in modo tale che durante il periodo della fioritura si venisse a creare un effetto cromatico spettacolare. Il modo di fotografare dello studio Ballo ha creato una tendenza: prima di loro non si era mai pensato che una fotografia potesse restituire un'idea o l'interpretazione dell'oggetto, eliminando il superfluo per cercare un'immagine pulita.
Aldo e Marirosa Ballo sono stati i principali fotografi della rivista Casa Vogue diretta da Isa Tutino Vercelloni, per cui hanno scattato i servizi più importanti e la maggior parte delle copertine.
Nel 1979 nell'ambito della manifestazione Venezia 79, realizzata in collaborazione con l'Unesco, Aldo Ballo ha tenuto un corso di fotografia di interni.

 

 

Vincenzo Aragozzini nasce a Milano il 2 giugno 1891 e muore il 10 agosto 1974. Nel 1905 entra come garzone nello studio del fotografo e cineasta Luca Comerio: qui impara la tecnica fotografica e se ne appassiona. Nel 1912 fa una breve esperienza societaria con Pietro e Guido Sciaccaluga: fonda lo studio Sciaccaluga & Aragozzini in via Solferino, 11. Nel 1913 Aragozzini apre il suo primo studio fotografico nel cuore della città di Milano, in Galleria De Cristoforis, 58. In soli dieci anni documenta le vicende della Prima Guerra Mondiale, diventa fotografo ufficiale della Famiglia Reale, fotografo del Touring Club Italiano, e si fa strada nel mondo dell'arte. Lavora spesso per il Comune di Milano, documentando il patrimonio artistico-architettonico e svariati progetti urbanistici. É anche un fotoreporter: su "L'Illustrazione Italiana" vengono pubblicate diverse sue foto di visite e celebrazioni pubbliche dei Reali, di Benito Mussolini e dei podestà di Milano. Dopo la nomina di Cavaliere della Real Casa, nel 1925 riceve la nomina di Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. 
Dagli anni Venti si distingue anche nel mondo dell'industria milanese: lavora per aziende come la Pirelli, l'Azienda Elettrica Municipale, la Fiera Milano, la Montecatini. Nel 1934 diventa socio di Mario Crimella, Mauro Camuzzi e del ragioniere Riccardo Rizzi: all'interno dello Stabilimento Fototecnico Crimella. Aragozzini dirige il reparto di fotografia industriale, Camuzzi il reparto di fotografia artistica, Crimella il reparto rotativa per la produzione di cartoline. Nel 1950 apre il suo secondo studio in via Borsieri, 29. Tra i suoi collaboratori l'amico Dino Zani, specializzato nella riproduzione di opere d'arte. Questi sono anni di intensa attività nel campo della fotografia industriale: la sua intraprendenza, il suo virtuosismo tecnico e la qualità delle sue immagini hanno fatto di lui uno dei fotografi più richiesti nel corso di tutto il Novecento. Le fotografie conservate al Civico Archivio Fotografico di Milano sono state donate dallo stesso Vincenzo Aragozzini intorno al 1934.

Figlio d’arte, Tullio Farabola (1920-1983) inizia a occuparsi di fotografia nel 1939, lavorando con il padre Alessandro, detto Giuseppe. Chiamato alle armi nel 1940, viene trasferito come operatore cinematografico presso l’Istituto LUCE di Roma, dove conosce Adolfo Porry Pastorel, creatore dell’agenzia VEDO, che diviene per lui un punto di riferimento. Nel 1943, Farabola torna a Milano e qui segue i momenti conclusivi della guerra, proseguendo poi negli anni successivi il suo lavoro di documentazione fotogiornalistica, testimoniando le difficoltà di una città messa in ginocchio dai bombardamenti e dalla fame, le sofferenze della gente ma anche il lento cammino della ricostruzione. Al reportage fotogiornalistico si affiancano, però, i ritratti in bianco e nero e le copertine di importanti riviste dell’epoca, nonché la nascita dell’agenzia Farabolafoto, nella quale confluirono sia le sue fotografie sia quelle di altri autori, in particolare di Adolfo Porry Pastorel, di Mario Agosto (fotografo ufficiale della Società di navigazione) e del ritrattista Attilio Badodi. Arricchito da sostanziosi fondi di fine Ottocento e inizi Novecento, l’archivio è – nelle parole dello stesso Farabola – uno “fra i più ricchi e meglio organizzati in Italia”. 

Grande fotografo milanese e autore preferito di Arnaldo Pomodoro, di cui ha curato gran parte della produzione fotografica delle sue opere.

Professionista esperto e creativo, in grado di sviluppare e realizzare progetti per campagne pubblicitarie e artistiche.

L’Archivio di Publifoto Milano, una delle principali agenzie italiane di fotogiornalismo, consta di circa 7 milioni di fotografie di tipo analogico, per lo più in bianco e nero, dall’inizio degli anni Trenta agli anni Novanta. 
Le fotografie sono state realizzate dai professionisti che lavoravano alle dipendenze di Publifoto: immagini che documentano visivamente un ampio numero di soggetti (Politica, Cronaca  e eventi storici, Industriale, Estero, Costume e società, Cultura e spettacolo, Sport). 

Vincenzo Carrese (1910 - 1981), il fondatore dell'agenzia, cercava di procurarsi fotografie su ogni evento o personaggio e immagini di repertorio in modo da poter rispondere a qualsiasi richiesta del mercato editoriale. Le immagini dell’Archivio raccontano alcuni degli episodi cruciali della storia e della cronaca italian e mondiale dal 1939 al 1981, anno della scomparsa del fondatore. Al Centro Italiano per la Fotografia di Torino Camera si è svolta una mostra che ha consentito di analizzare il rapporto tra fotografia e carta stampata, riscoprendo un’estetica che ha influito sulla percezione popolare e che ha inciso sull’idea stessa di comunicazione e giornalismo nel secondo dopoguerra. Mezzo secolo di eventi raccontati attraverso immagini realizzate dai fotografi dell’agenzia fotogiornalistica più importante del paese, che sono divenute parte integrante dell’immaginario collettivo del XX secolo (Fedele Toscani, Tino Petrelli, Peppino Giovi, Carlo Ancillotti, Carlo Peter, solo per citarne alcuni). Vincenzo Carrese fonda l’Agenzia Publifoto a Milano nel 1937. Nel 1943 l’archivio viene bombardato; finita la guerra, nel 1945 Carrese recupera e riordina 10.000 negativi che documentano il regime fascista. Il laboratorio di stampa interno garantisce a Carrese di avere in tempi rapidissimi le stampe delle fotografie. Con l’aiuto del fratello Carlo, ha aperto una filiale a Roma e poi a Torino, Napoli, Palermo e Genova. Ha collaborato con L’Unità, L’Europeo, l’agenzia giornalistica Ansa e con Il Giorno. Nel 1981 Carrese muore e subentrano i figli Ferdinando e Manuela che cedono l'Archivio Publifoto alla Olivetti. Nel 2015 ’Archivio è stato acquistato da Intesa Sanpaolo che lo sta valorizzando in quanto bene culturale nazionale. 

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