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Una inattesa resilienza


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La domanda di lavoro nel comparto artigiano

Come noto, l’artigianato costituisce un segmento estremamente importante del tessuto produttivo milanese. Ad esso, a fine 2020, sono riconducibili 69.054 imprese[1], ossia il 22,6% del complesso delle realtà economicamente attive sul territorio della Città Metropolitana di Milano. Pertanto nell’ambito di questo Rapporto è imprescindibile un contributo di analisi ed approfondimento riguardante questo comparto. L’ostacolo espositivo che si siamo trovati ad affrontare nell’approcciare questo capitolo riguarda la natura stessa intrinseca del lavoro delle aziende artigiane, che si basano appunto sul lavoro diretto del proprietario dell’azienda, l’artigiano appunto, coadiuvato, per legge da un massimo di venti collaboratori. Si tratta quindi di analizzare questa forza lavoro aggiuntiva, che è spesso molto contenuta e che sarebbe distorsivo trattare esclusivamente con una lettura congiunturale del brevissimo periodo. Per questo motivo il lettore troverà in questo contributo una analisi che abbraccia arco di tempo di tre anni a partire dal 2018 fino ad abbracciare il 2020 ed inoltre l’analisi verte sulla stretta relazione tra i numeri delle imprese e dell’occupazione generata.

Inoltre, al di là di questo dato di insieme, la presenza e la rilevanza del comparto si caratterizzano in modo assai diversificato nelle singole aree del territorio metropolitano[2], in relazione ad una pluralità di fattori di varia natura, che spaziano dallo storico sviluppo delle vocazioni e delle specializzazioni locali nonché alle più recenti traiettorie evolutive dei sistemi economici. In alcune zone dell’area metropolitana, quali il Nord Milano, l’Ovest ed il Nord-Ovest si osserva un peso particolarmente elevato, che arriva a quote pari, rispettivamente, al 36,9% al 36,0% ed al 34,9%. Pur su livelli inferiori, la sua incidenza risulta comunque estremamente significativa anche nel Sud (32,5%) e nell’Est (31,3%), mentre la situazione del capoluogo (14,7%) appare più distante in virtù di una fisionomia legata per lo più ad altre tipologie di attività e funzioni. Queste, pur intrattenendo una stretta relazione lungo la catena del valore con il mondo dell’artigianato, per la loro stessa natura, appaiono connesse ad altri modelli produttivi ed organizzativi. A questo proposito, basti solo pensare ai numerosi centri direzionali delle multinazionali insediati a Milano città, piuttosto che alle funzioni inerenti il terziario avanzato o i settori a più forte intensità innovativa e a contenuto tecnologico, che, tendenzialmente, fanno capo all’imprenditoria di medie e grandi dimensioni.

Al di là delle luci ed ombre messe in evidenza dagli analisti delle dinamiche imprenditoriali[3], è opportuno osservare come la crisi indotta dalla pandemia non abbia risparmiato nemmeno questo segmento, avendo determinato dei contraccolpi molto forti sui livelli produttivi, sul fatturato e sugli ordinativi[4]. Sotteso, vi è, infatti, un quadro particolarmente complesso, in quanto influenzato dal diverso ruolo che le imprese artigiane hanno nelle singole filiere.

Se comparato con il resto del sistema economico si nota come il bilancio del 2020 sia determinato da una presenza spesso marginale o estranea a taluni ambiti che sono stati interessati dagli shock[5] e dalle chiusure (es. strutture ricettive, commercio all’ingrosso e al dettaglio, ecc.), piuttosto che dalla rilevanza di attività, quali l’edilizia, che starebbero beneficiando di un incremento della domanda stimolato dalle misure di sostegno messe in atto dal Governo, come, ad esempio il Superbonus del 110%[6]. Anche a fronte di ciò, però, è bene ribadire che nemmeno il comparto ha potuto evitare la condizione di particolare sofferenza in cui, più in generale, versa oggi tutto il più vasto universo della piccola imprenditoria[7].

Sulla scorta di queste considerazioni, con il presente contributo ci si propone di approfondire la situazione dell’artigianato, esaminando gli andamenti che lo hanno caratterizzato durante lo scorso anno e andando a verificare, in particolare, se, dietro ai dati occupazionali, si possano individuare una serie di ulteriori elementi, nonché degli spunti utili alla predisposizione delle politiche e degli interventi a supporto di questo importante segmento del sistema economico milanese.

Rispetto al resto delle analisi presentate nel volume, pur facendo riferimento alla medesima fonte informativa – le comunicazioni obbligatorie di assunzione rilasciate dai datori di lavoro – in questa sede è stata utilizzata una metodologia in parte differente, sulla quale è opportuno fornire qualche indicazione preliminarmente alla discussione dei dati.

Sotto questo profilo, in primo luogo, si è partiti dall’elenco anagrafico delle imprese artigiane risultate attive al 31/12/2020, desunto direttamente dagli archivi camerali. Successivamente, sulla base del codice fiscale dell’azienda, si è proceduto ad operare l’abbinamento con la base dati degli avviamenti registrati nel corso dell’ultimo triennio (gli anni 2018, 2019 e 2020). Infine, prima di procedere con l’elaborazione statistica è stata necessaria un’ulteriore operazione di pulizia, atta ad escludere dal dataset le comunicazioni estranee allo svolgimento dell’attività di impresa[8], in quanto non pertinenti rispetto agli obiettivi conoscitivi di questo lavoro.

Nel complesso, tutto ciò ha permesso di individuare 13.529 realtà in capo alle quali, nel lasso di tempo compreso tra il 1/1/2018 ed il 31/12/2020, risulta almeno un avviamento (imprese occupazionalmente attive). Queste, in aggregato, hanno generato un volume pari a 72.806 attivazioni. Focalizzando l’attenzione specificamente sui singoli anni (e sull’anno della pandemia in particolare), è possibile constatare come, all’interno di questo aggregato, le imprese che hanno comunicato delle assunzioni nel 2020 siano state 7.228, a fronte di un numero, in passato, superiore (rispettivamente 7.954 realtà nel 2018 e 8.323 nel 2019). Per 2.050 di queste aziende, gli scorsi dodici mesi hanno rappresentato l’unico anno[9] in cui vi è stato un concreto contributo ad alimentare la domanda di lavoro, a fronte di 2.198 casi di attività in senso occupazionale in due anni (in 780 casi sono stati rilevati degli avviamenti nel 2018 e nel 2020 e in altri 1.418 casi nel 2019 e nel 2020), e di 2.980 imprese le cui interrelazioni con il mercato del locale sono avvenute con una maggiore ricorrenza durante tutto il periodo considerato.

Imprese artigiane attive sul mercato del lavoro per numero di periodi di attività in senso occupazionale e volume degli avviamenti comunicati tra il 1/1/2018 ed il 31/12/2020

Periodo di attività in senso occupazionale

Imprese

 

Avviamenti

Valori

%

 

Valori

%

1 solo anno

6.533

48,3%

 

12.092

16,6%

Di cui nel 2018

2.376

17,6%

 

3.994

5,5%

Di cui nel 2019

2.107

15,6%

 

3.494

4,8%

Di cui nel 2020

2.050

15,2%

 

4.604

6,3%

           

2 anni

4.016

29,7%

 

20.137

27,7%

Di cui nel 2018 e 2019

1.818

13,4%

 

9.170

12,6%

Di cui nel 2018 e 2020

780

5,8%

 

2.702

3,7%

Di cui nel 2019 e 2020

1.418

10,5%

 

8.265

11,4%

           

3 anni

2.980

22,0%

 

40.577

55,7%

           

Totale

13.529

100,0%

 

72.806

100,0%

Giusto per dare al lettore una serie di altri termini di riferimento utili a contestualizzare il ruolo del comparto artigiano, si consideri che la componente che, nel 2020, ha attivato dei flussi occupazionali costituisce un decimo del complesso delle imprese (artigiane) attive (10,5%), rappresentando, al tempo stesso, il 7,9% degli oltre 91 mila soggetti che hanno alimentato la domanda di lavoro in provincia di Milano. Essi, inoltre, hanno determinato 20.790 nuove attivazioni contrattuali (il 3,8% del totale), in prevalenza riconducibili all’alveo dell’occupazione dipendente (19.312 avviamenti), coinvolgendo una forza lavoro quantificata da 18.403 individui.

Dati di sintesi sulla domanda di lavoro espressa dal comparto artigiano tra il 1/1/2018 ed il 31/12/2020 

Descrizione

Valori assoluti

 

Variazioni assolute

Variazioni %

 

2018

2019

2020

 

2019

2020

2019

2020

Imprese con avviamenti

7.954

8.323

7.228

 

369

-1.095

4,6%

-13,2%

% su imprese artigiane econ. attive

11,5%

12,1%

10,5%

         
                 

Avviamenti al lavoro

25.669

26.347

20.790

 

678

-5.557

2,6%

-21,1%

di cui lavoro dipendente

23.287

24.078

19.312

 

791

-4.766

3,4%

-19,8%

di cui tirocini

906

826

530

 

-80

-296

-8,8%

-35,8%

Media avviamenti / impresa

3,23

3,17

2,88

 

-0,06

-0,29

-1,9%

-9,1%

                 

Lavoratori avviati

21.968

22.981

18.403

 

1.013

-4.578

4,6%

-19,9%

Media avviamenti / lavoratore

1,17

1,15

1,13

 

-0,02

-0,02

-1,9%

-1,5%

Se si confronta quest’immagine con la situazione che aveva contraddistinto il 2019, si coglie immediatamente una sofferenza diffusa, non ancora pienamente rappresentata dalle dinamiche imprenditoriali, che, probabilmente, verranno investite dalla crisi in maniera più pervasiva in un momento successivo1.

Tutti i principali indicatori desumibili dalle comunicazioni obbligatorie evidenziano, infatti, un calo vistoso. Le imprese rtigiane che hanno comunicato delle nuove assunzioni scendono dalle 8.323 unità del 2019 alle attuali 7.228 unità, segnando un arretramento del -13,2%. Parallelamente, si riducono anche l’incidenza delle aziende occupazionalmente attive (dal 12,1% del 2019 all’attuale 10,5%), nonché i volumi degli avviamenti (con un decremento da 26.347 a 20.790 comunicazioni, ossia -21,1%) e, conseguentemente, il numero della manodopera avviata (calato da 22.891 persone a 18.403 persone, un decremento del -19,9%).

Queste tendenze trovano diverse analogie negli andamenti aggregati del complesso degli avviamenti, seppure l’artigianato si contraddistingua per una più contenuta, ma pur sempre vistosa, contrazione del numero di assunzioni (-21,1% contro -33,6%). Questo divario, in parte originato, come si diceva, dalla minor presenza in alcuni degli ambiti più colpiti dalla recessione, troverebbe anche una spiegazione nella caratterizzazione strutturale della domanda di lavoro del comparto, tendenzialmente più imperniata su rapporti di natura relativamente più stabile. Ciò si dedurrebbe dal fatto che la caduta del numero di lavoratori avviati dalle aziende artigiane (-19,9%) è sostanzialmente in linea con il dato complessivo (-20,3%).

Volendo approfondire, sempre in ottica comparata, gli accadimenti che hanno avuto luogo nel corso del 2020, è interessante notare come l’analisi degli eventi settimanali2 evidenzi una serie di andamenti caratterizzati da picchi e discese strettamente correlati alle varie chiusure e riaperture succedutesi nei mesi, di riflesso alla velocità di diffusione della pandemia. In particolare, la dinamica degli avviamenti comunicati dalle imprese artigiane metterebbe in luce una condizione più favorevole al recupero dopo il primo lockdown (mesi di maggio e giugno) e una maggiore capacità di tenuta durante la discesa intercorsa tra la fine di febbraio e la prima metà di marzo, nonché nelle prime tre settimane di novembre.

Ad ogni modo, come già osservato, anche a fronte di ciò, il bilancio annuale desumibile dai tassi di variazione del numero dei lavoratori avviati non mostrerebbe significative differenze rispetto agli andamenti aggregati del mercato del lavoro milanese.

Figura 35

Figura_35_Capitolo_6

La particolare ricchezza delle informazioni contenute nelle comunicazioni obbligatorie, pur con le dovute cautele interpretative, consente di desumere anche una serie di indicazioni di matrice più squisitamente qualitativa, nonché degli spunti estremamente interessanti con riferimento ai comportamenti ed alle scelte delle imprese. Sotto questo profilo, si osserva come la pandemia abbia impattato non solo sui flussi occupazionali riconducibili all’artigianato, deprimendoli, ma anche sulla natura stessa e sulle modalità di interazione tra la domanda (le imprese) e l’offerta di lavoro (le persone), irrigidendola e limitandone l’entità.

Da questo punto di vista, l’elemento più vistoso da segnalare attiene la riduzione dell’attività in senso occupazionale. In aggregato, si nota come nel 2020 si sia ridotto il numero medio di avviamenti per impresa, sceso a 2,8 attivazioni, dalle 3,17 del 2019 e dalle 3,23 del 2018. Di riflesso, in tale anno, è aumentata la quota dei soggetti per i quali il contatto con il mercato del lavoro è consistito in un’unica assunzione, salita ad un’incidenza pari al 50,8% (3.669 imprese) a partire da valori attestati su livelli inferiori di alcuni punti percentuali nel biennio precedente (rispettivamente 47,2% nel 2018 e 46,4% nel 2019). Di contro, si riduce il peso delle realtà con più avviamenti, pari a 35,6% per le aziende con al proprio attivo 2-4 avviamenti (2.574 imprese) ed a 13,6% per quelle con 5 comunicazioni o più (985 imprese). Nel 2019, invece, queste due casistiche rappresentavano, rispettivamente, il 38,3% ed il 15,2% dei casi.

Sempre a proposito delle relazioni con il mercato del lavoro, è possibile notare come nel 2020 vi sia stata una riduzione delle imprese operative su uno e, soprattutto, due periodi, a fronte di una compagine di imprese attive in senso occupazionale durante tutto il triennio (2.980 imprese). Questa distinzione permette di operare, entro certi limiti, una segmentazione dei datori di lavoro con avviamenti, affiancando l’analisi delle dinamiche all’individuazione di una serie di profili aziendali associati talora anche ad una diversa composizione qualitativa della domanda.

Avviamenti al lavoro comunicati dalle imprese artigiane per tipologia contrattuale - anni 2019 e 2020

Descrizione

Valori assoluti

 

% di colonna

 

Variazioni 2019-2020

 

2019

2020

 

2019

2020

 

Var. assolute

Var. %

Apprendistato

2.284

1.533

 

8,7%

7,4%

 

-751

-32,9%

Somministrazione

1.168

969

 

4,4%

4,7%

 

-199

-17,0%

Tempo determinato

12.996

11.518

 

49,3%

55,4%

 

-1.478

-11,4%

Tempo indeterminato

7.630

5.292

 

29,0%

25,5%

 

-2.338

-30,6%

Totale lavoro dipendente

24.078

19.312

 

91,4%

92,9%

 

-4.766

-19,8%

                 

Altri contratti

1.443

948

 

5,5%

4,6%

 

-495

-34,3%

Tirocini

826

530

 

3,1%

2,5%

 

-296

-35,8%

TOTALE generale

26.347

20.790

 

100,0%

100,0%

 

-5.557

-21,1%

Una prima dimensione di analisi, sotto questo profilo, riguarda la suddivisione degli avviamenti per tipologia contrattuale. In maniera ormai assodata emerge come, anche durante lo scorso anno, le imprese artigiane abbiano fatto un considerevole ricorso ai contratti di natura subordinata, verso cui convergono 19.312 avviamenti, ossia il 92,9% del totale. Al loro interno, nello specifico, si contano 5.292 avviamenti a tempo indeterminato (25,5%), 11.518 avviamenti a tempo determinato (55,4%), 1.533 avviamenti in apprendistato (7,4%) e 969 avviamenti in somministrazione (4,7%)3. Accanto a queste forme, vi sono, da un lato, una serie di altre modalità di impiego (lavoro intermittente, collaborazioni parasubordinate, ecc.), il cui ruolo, comunque, si colloca su volumi quantificabili in un ordine di grandezza considerevolmente inferiore (in tutto 948 avviamenti) e, dall’altro, le attivazioni dei tirocini (530 comunicazioni).

Relativamente alla variabile in esame, i tre profili individuati presentano alcune peculiarità che è interessante porre all’attenzione (si veda Figura 36). Le imprese che hanno esplicato la propria attività solo nel 2020 si contraddistinguano per una sovra rappresentazione della domanda a tempo indeterminato (36,5% contro una media del 25,5%) ed un minor utilizzo dei rapporti a termine, siano essi a tempo determinato (49,3% contro 55,4%) o in somministrazione (1,6% contro 4,7%). Elevato, seppure visibilmente inferiore, è il ricorso al lavoro stabile anche da parte dei soggetti attivi nel 2020 e nel 2019 oppure nel 2020 e nel 2018 (29,2%), accompagnato da una quota di apprendistato particolarmente alta (8,4% contro una media del 7,4%) ma anche da un maggiore impiego del tempo determinato (54,1%). Quest’ultima forma di inquadramento trova il suo massimo utilizzo (58,6%) presso le realtà operative sul mercato del lavoro in tutti e tre gli anni, le quali risultano contraddistinte da un ricorso più spinto anche per quanto concerne il lavoro in somministrazione (6,9%) ed il lavoro intermittente (3,0%), aspetto che si propone specularmente rispetto ad una quota di avviamenti a tempo indeterminato pari al 19,1%.

Figura 36

Avviamenti al lavoro comunicati, nel corso del 2020, dalle imprese artigiane per tipologia contrattuale e numero di periodi di attività in senso occupazionale dell'impresa nell'ultimo triennio.

Figura_36_Capitolo_6

Tornando ad una visione di insieme e focalizzando l’attenzione sulle dinamiche che hanno caratterizzato il 2020, è possibile notare come la pandemia abbia indotto all’adozione di una serie di strategie difensive, consistite sostanzialmente nella traslazione della domanda verso le modalità di inquadramento più flessibili anche nel mondo artigiano. Benché si osservi un calo generalizzato degli avviamenti, evidente pressoché in corrispondenza di tutte le diverse forme contrattuali, comunque, è possibile constatare come le contrazioni più rilevanti avrebbero investito il tempo indeterminato (con un calo di -2.338 comunicazioni rispetto al 2019, ovvero -30,6%) e l’apprendistato (-32,9%) a fronte di arretramenti pur sempre a due cifre ma nettamente meno vistosi nel caso del tempo determinato (-11,4%) e della somministrazione (-17,0%). Tutto ciò ha determinato un calo dell’incidenza del tempo indeterminato e dell’apprendistato rispetto al 2019 (rispettivamente dal 29,0% al 25,5% e dall’8,7% al 7,4%) e, di converso, un incremento del peso del tempo determinato (dal 49,3% del 2019 all’attuale 55,4%). Più contenute sono, invece, le oscillazioni che hanno riguardato il ruolo dei restanti istituti.

Un’altra angolatura da cui analizzare la domanda di lavoro espressa dal comparto artigiano inerisce la disamina delle mansioni a cui è stata adibita la forza lavoro reclutata nel corso del 2020. Da questo punto di vista, il dettaglio delle qualifiche professionali conferma la strutturale concentrazione nei confronti dei profili di matrice operaia, verso i quali sono confluiti tre quarti degli avviamenti al lavoro. Nello specifico, 7.599 assunzioni (36,6%) hanno riguardato le figure più specializzate, 1.654 quelle semi qualificate (8,0%) e 6.514 quelle non qualificate (31,3%). Le professioni legate alle vendite ed ai servizi contano 2.837 avviamenti (13,6%), mentre quelle di matrice impiegatizia caratterizzano in maniera meno determinante il comparto, essendovi stati 1.109 avviamenti (5,3%) di impiegati esecutivi adibiti al lavoro d’ufficio, 763 avviamenti (3,7%) di tecnici, seguiti, in ragione di un ruolo ancor più ridimensionato, dai profili ad elevato contenuto scientifico e tecnico (272 avviamenti, ossia l’1,3% del totale).

Avviamenti al lavoro comunicati dalle imprese artigiane per qualifica professionale - anni 2019 e 2020

Descrizione

Valori assoluti

 

% di colonna

 

Variazioni 2019-2020

 

2019

2020

 

2019

2020

 

Var. assolute

Var. %

Legislatori, imprenditori e alta dirigenza

52

42

 

0,2%

0,2%

 

-10

-19,2%

Prof. intellettuali, scient. e di elevata spec.

531

272

 

2,0%

1,3%

 

-259

-48,8%

Prof. tecniche

1.087

763

 

4,1%

3,7%

 

-324

-29,8%

Prof. esecutive nel lavoro d'ufficio

1.405

1.109

 

5,3%

5,3%

 

-296

-21,1%

Prof. qualificate nel commercio e servizi

4.412

2.837

 

16,7%

13,6%

 

-1.575

-35,7%

Artigiani, operai specializzati e agricoltori

9.418

7.599

 

35,7%

36,6%

 

-1.819

-19,3%

Cond. impianti, macch., veicoli

1.964

1.654

 

7,5%

8,0%

 

-310

-15,8%

Prof. non qualificate

7.478

6.514

 

28,4%

31,3%

 

-964

-12,9%

N.d.

0

0

           

Totale

26.347

20.790

 

100,0%

100,0%

 

-5.557

-21,1%

Benché questa configurazione si ritrovi abbastanza trasversalmente, riprendendo la segmentazione proposta in precedenza, è opportuno far notare la sovra rappresentazione dei tecnici e delle professionalità a maggiore intensità di conoscenza nelle realtà attive sul mercato del lavoro in tutti e tre gli anni, rispettivamente l’1,9% ed il 4,8% assumendo, invece, negli altri casi, dei valori inferiori al punto percentuale per la prima categoria e attestati al di sotto dei tre punti percentuali per la seconda.

Le imprese che hanno comunicato delle assunzioni solo nel 2020, di contro, parrebbero aver indirizzato la propria attenzione in maniera più marcata sulle figure operaie più specializzate (39,2% degli avviamenti contro una media del 36,6%), privilegiandole, entro certi limiti, rispetto ai profili generici (28,7% contro 31,3%), per quanto tali qualifiche rappresentino comunque una quota ragguardevole delle nuove assunzioni. Peculiare a questo segmento è anche la più elevata incidenza degli addetti alle vendite ed ai servizi (15,4% contro il 13,6%).

Figura 37

Figura_37_Capitolo_6 

Tornando ad una visione di insieme, sebbene la composizione degli avviamenti riproponga numerose regolarità ravvisabili anche nei periodi addietro, l’analisi delle dinamiche annue evidenzia ovunque un arretramento generalizzato rispetto al 2019, che assume delle tinte particolarmente intense per quanto attiene le mansioni connesse all’ambito delle vendite e dei servizi (-1.575 avviamenti, ossia -35,7%). Rilevante, in valore assoluto è anche la caduta che ha interessato la domanda di operai specializzati (-1.819 avviamenti) e di personale non qualificato (-964 avviamenti), per quanto in quest’ultimo caso, così come per le maestranze semi qualificate, le variazioni siano meno pronunciate della media (rispettivamente -12,9% e -15,8% contro -21,1%). Tutto ciò ha concentrato la domanda sui profili più strettamente connessi al ciclo produttivo, incrementando ulteriormente la quota degli avviamenti che hanno riguardato le posizioni meno qualificate.

Avviamenti al lavoro comunicati dalle imprese artigiane nei principali settori (sezioni ATECO) di attività economica

Descrizione

Valori assoluti

 

% di colonna

 

2019

2020

 

2019

2020

Attività manifatturiere

5.679

4.005

 

21,6%

19,3%

Costruzioni

7.299

6.217

 

27,7%

29,9%

Commercio

1.287

982

 

4,9%

4,7%

Trasporto e magazzinaggio

1.400

1.057

 

5,3%

5,1%

Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione

1.674

1.457

 

6,4%

7,0%

Servizi di informazione e comunicazione

341

495

 

1,3%

2,4%

Attività professionali, scientifiche e tecniche

171

104

 

0,6%

0,5%

Noleggio, agenzie viaggio, supporto alle imprese

5.439

4.583

 

20,7%

22,1%

Altre attività di servizi

2.873

1.675

 

10,9%

8,1%

N.d.

27

20

     

Totale economia

26.347

20.790

 

100,0%

100,0%

Dal punto di vista settoriale4, la distribuzione delle assunzioni avvenute nel corso del 2020 evidenzia il ruolo chiave di tre tipologie di attività economica, ossia delle costruzioni (6.217 avviamenti, vale a dire il 29,9% del totale) e delle attività manifatturiere (4.005 avviamenti, ossia il 19,3%) all’interno dell’industria, e dei servizi a bassa qualifica (4.583 avviamenti, ossia il 22,1%) per quanto riguarda il terziario. Per quanto concerne quest’ultimo ambito è opportuno citare anche altre funzioni verso le quali, pur non con queste proporzioni, è confluita una quota ragguardevole di avviamenti. Si tratta dei servizi alla persona (8,1%), dei pubblici esercizi (7,0%), nonché della logistica (5,1%), del commercio5 (4,7%) e di talune attività nel campo dei servizi di informazione e comunicazione, connesse prevalentemente alla produzione video (2,4%), unico ambito per il quale, come si vedrà meglio oltre, si è registrata una significativa progressione degli avviamenti.

Ancora una volta, pur all’interno di un quadro generalmente confermato nelle sue linee di fondo, il grado di attività in senso occupazionale dell’impresa permette di caratterizzare ulteriormente i segmenti in cui si articola la domanda di lavoro.

Sotto questo profilo, le realtà attive in tutto il triennio, nell’anno della pandemia, si distinguono dalle altre per la sovrarappresentazione degli avviamenti riconducibili ai servizi a bassa qualifica (25,6% contro una media del 22,1%), a fronte di un’incidenza meno marcata del settore edile (27,2%) rispetto a quella espressa dalle imprese che hanno assunto solo nel 2020 (33,0%) o che lo hanno fatto anche nel 2018 o nel 2019 (33,1%). Oltre che per questo, i tre segmenti si distinguono per il ruolo del comparto manifatturiero, pari al 21,3% per le realtà attive solo nel 2020, al 18,2% e 18,9% rispettivamente, per quelle attive in due e tre periodi.

Figura 38

Avviamenti al lavoro comunicati, nel corso del 2020, dalle imprese artigiane nei principali settori (sezioni ATECO) di attività economica per numero di periodi di attività in senso occupazionale dell'impresa nell'ultimo triennio.

Figura_38_Capitolo_6

Altri differenziali emergono a proposito dei trasporti, sovrarappresentati in questi due segmenti (6,1% per le imprese che hanno effettuato delle comunicazioni in due anni e 5,6% per quelle attive in tutto il triennio), per i servizi alla persona (sezione S), sottorappresente nelle realtà con una più prolungata attività in senso occupazionale (6,9% contro incidenze superiori ai 9 punti percentuali negli altri due casi) e, infine, con riferimento ai pubblici esercizi, la cui quota decresce all’aumentare del numero di periodi in cui si sono rilevate delle interrelazioni con il mercato del lavoro (8,3% per le imprese attive in un solo anno; 7,2% per quelle attive per due anni; 6,4% per quelle attive per tre anni).

Da ultimo, le variazioni dei volumi degli avviamenti offrono uno spaccato piuttosto interessante della condizione dei singoli settori, soprattutto allorquando si incrocia tale dimensione di analisi con le dinamiche registrate anche in relazione allo stock di imprese artigiane economicamente attive ed alla compagine dei soggetti che hanno attivato dei nuovi rapporti di lavoro.

Adottando le dovute cautele nell’interpretazione dei risultati, che sarebbe interessante poter leggere anche alla luce di una serie di ulteriori dati oggi non disponibili 6, è, comunque, opportuno portare all’attenzione alcuni elementi di riflessione. 

Figura 39

Sintesi delle dinamiche occupazionali del comparto artigiano rilevate nei principali settori (sezioni ATECO) di attività economica durante il 2020 (variazioni 2019-2020)

 Figura_39_Capitolo_6

A questo proposito, si osserva come la crisi, al di là della propria portata generalizzata, abbia determinato una diversa risposta da parte del tessuto artigiano, ora enfatizzando taluni fenomeni già in corso, ora generando delle ricadute e degli impatti diversificati su fronti diversi.

Da questo punto di vista emerge, innanzi tutto, la particolare penalizzazione dei servizi alla persona (sezione S della classificazione Istat ATECO), le cui difficoltà sono ben espresse dal tracollo della domanda di lavoro (-1.198 avviamenti rispetto al 2019), segnata da una caduta delle assunzioni quasi doppia rispetto al dato di insieme (-41,7% contro -21,1%), pur nell’ambito di una staticità sul versante imprenditoriale che, alla luce di questi segnali, potrebbe però presto cedere.

Indicazioni del tutto analoghe emergono a proposito delle attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,9% per quanto riguarda lo stock di imprese attive, -35,1% per i datori con avviamenti e -39,2% a livello delle assunzioni comunicate), seppure le variazioni che si osservano, in questo caso, si attestino su valori assoluti decisamente più contenuti.

Anche l’industria manifatturiera presenta un bilancio costantemente negativo (-2,0% per lo stock di imprese, -17,5% per i datori con avviamenti e -29,5% per i volumi delle assunzioni). In questo caso, però, occorre ricordare come il settore, da tempo, stia attraversando un progressivo ridimensionamento che va contestualizzato entro un processo di più lungo respiro, consistente nella progressiva terziarizzazione del sistema economico e nello sviluppo di funzioni e nuove attività connesse ai servizi.

Il commercio7, la logistica ed i trasporti appaiono in calo, mentre alcuni segnali in controtendenza riguardano le costruzioni, i servizi di informazione e comunicazione ed i servizi a bassa qualifica.

Le prime, grazie anche ad una cospicua domanda indotta dalla recente introduzione degli sgravi per taluni interventi di efficientamento energetico (Superbonus del 110%) registrano una sensibile avanzata a livello dello stock di realtà economicamente operative (+1,0%) e un calo relativamente più contenuto delle interrelazioni con il mercato del lavoro (-4,6% contro una media del -13,2% per quanto riguarda i soggetti con avviamenti e -14,8% contro -21,1% per le assunzioni).

I servizi di comunicazione risultano, come già anticipato, l’unico ambito con una crescita degli avviamenti (+154 comunicazioni), fattore che va ad affiancare la dinamica altrettanto positiva del numero di imprese (+3,3%). Da notare, al riguardo, però, il calo dei soggetti che hanno inserito della nuova forza lavoro (-21 unità), che potrebbe indicare la tendenza verso un’ulteriore concentrazione della domanda di lavoro interna al settore.

Una nota a parte, infine, riguarda i pubblici esercizi, per i quali ci si sarebbero aspettati dei risultati ancora più negativi, alla luce della particolare penalizzazione conseguente ai numerosi provvedimenti restrittivi che li hanno interessati nell’ambito delle varie misure di contrasto alla diffusione della pandemia. In ciò, in parte, potrebbe vedersi l’effetto (pur parziale) dei ristori e degli ammortizzatori sociali, tuttavia si ritiene necessario proseguire nel monitoraggio, dal momento che i valori oggi trovati (-13,0% per quanto riguarda gli avviamenti) potrebbero essere destinati ad incrementarsi considerevolmente, a fronte di una caduta che si starebbe solo traslando in là nel tempo.


1 In realtà, già ora si può notare un vistoso calo del numero di iscrizioni ai registri camerali, ridottesi del -19,5%, passando da 5.461 (2019) a 4.394 unità (2020).

2 Per la metodologia sia rimanda a quanto descritto nel dettaglio nelle sezioni precedenti.

3 Il ricorso al contratto di somministrazione è da sempre marginale tra le imprese artigiane.

4 Ci si riferisce alle sezioni della classificazione Istat ATECO 2007.

5 Si tratta essenzialmente della divisione G45, relativa al commercio ed alle riparazioni di autoveicoli e motoveicoli.

6 Al riguardo, sarebbe molto utile poter disporre di informazioni dettagliate circa gli andamenti delle principali grandezze esplicative dell’operatività, quali la produzione, il fatturato e gli ordinativi, piuttosto che l’utilizzo della cassa integrazione e via dicendo.

7 Come già specificato, nel caso dell’artigianato, le attività afferenti a tale sezione ATECO riguardano principalmente le riparazioni di auto e moto (divisione G45).

1 Fonte: InfoCamere, Movimprese. Per una questione di omogeneità con le altre fonti informative utilizzate in questo contributo, i dati relativi alla dinamica imprenditoriale sono stati calcolati sulla base della metodologia di Movimprese. Il lettore potrà, pertanto, ravvisare alcune lievi divergenze (peraltro limitate a poche unità), imputabili unicamente alla diversa definizione del campo di osservazione, rispetto a quanto esposto in altre pubblicazioni, quali, ad esempio: Unione Artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza, Le imprese artigiane, 2021.

2 Si tratta dell’Est Milano (bacino territoriale di competenza del Centro per l’Impiego di Melzo), del capoluogo, del Nord Milano (Centro per l’Impiego di Cinisello Balsamo), del Nord-Ovest Milano (Centro per l’Impiego di Rho), dell’Ovest Milano (Centri per l’Impiego di Legnano e Magenta) e del Sud Milano (Centri per l’Impiego di Corsico, Rozzano e San Donato Milanese).

3 Per approfondimenti si rimanda al già citato lavoro curato dal Centro Studi dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano e della Provincia di Monza e Brianza, piuttosto che a: Unioncamere Lombardia, La demografia delle imprese lombarde. Anno 2020, 2021.

4 Per ulteriori dettagli si veda: CCIAA di Milano, Indagine congiunturale artigianato manifatturiero. 1°- 4° trimestre 2020, 2021.

5 Una delle peculiarità di questa crisi è la sua duplice valenza. Rispetto ad altre fasi recessive, quella attuale si contraddistingue, per interessare contemporaneamente tanto la domanda quanto l’offerta di beni e servizi. Ambedue i versanti, infatti, sono stati influenzati in maniera determinante dai vincoli allo svolgimento di talune attività, nonché da quei provvedimenti volti a ridurre quanto più possibile le occasioni di contagio attraverso l’imposizione di forti limitazioni agli spostamenti non direttamente connessi a comprovati motivi di lavoro, salute o necessità.

6 Tale misura, introdotta dal cosiddetto Decreto Rilancio (decreto legge n. 34 del 19/5/2020), fin da subito, ha destato parecchio interesse, in considerazione del particolare meccanismo in esso contemplato, che consente un notevole abbattimento del costo dell’intervento sul patrimonio edilizio.

7 Istat, I profili strategici e operativi delle imprese italiane nella crisi generata dal COVID-19, gennaio 2021.

8 A questo proposito, si consideri che, visti gli assetti istituzionali estremamente snelli che caratterizzano l’artigianato, in molti casi, il codice fiscale dell’impresa coincide con quello del suo titolare, ovvero con quello dell’imprenditore. In queste situazioni è importante distinguere le comunicazioni indicative degli inserimenti in organico da quelle relative all’assunzione di personale domestico, colf e altre figure similari presso la famiglia del titolare.

9 Non in senso assoluto, ma nel triennio 2018-2020.

Ultimo aggiornamento: 02 July 2021
Data creazione: 17 May 2021