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Il rapporto tra città e montagna

                                                      Milano montagne

La montagna è un territorio prevalentemente rurale e in quanto tale dipende dai servizi, saperi e abilità, dalle risorse imprenditoriali, finanziarie e istituzionali offerte dalle città su cui gravita. Ma la ricchezza e il benessere di queste città dipendono a loro volta in varia misura dagli scambi con i loro retroterra montani. Mentre è evidente che la montagna non può fare a meno della città, fin a poco tempo fa sembrava che la città potesse prosperare senza farsi carico dei problemi della montagna, arrivando in certi casi anche ad aggravarli.

Montagna e città non possono più essere pensate come due blocchi contrapposti, ma vanno viste piuttosto come un assemblaggio di parti che cooperano al benessere del sistema metropolitano e al suo posizionamento competitivo.
In un discorso di governance metropolitana, il significato del confine tra queste due realtà deve trasformarsi da limite a saldatura, da qualcosa che separa due culture presunte opposte a qualcosa che le può e le deve unire. Una politica rivolta a incrementare e regolare questo interscambio su basi di reciproco vantaggio deve conoscere i flussi di persone, beni, servizi e denaro in cui si esprime la complementarietà tra queste due realtà territoriali, per poi esaminare a quali esigenze e interessi rispondano e come si può intervenire sul sistema di relazioni esistente per renderle più giuste ed efficaci.
                                                           
                                                                                            (Pensieri tratti dal libro:
L'interscambio Montagna Città, De Matteis G. e altri, 2017)


RIPARTIRE DALLE CITTÀ PER TUTELARE L’AMBIENTE

Le Alpi, altrimenti definite “Torri di Acqua del Centro Europa”, pur se distanti oltre 50 km dal capoluogo lombardo, hanno una funzione vitale per milioni di abitanti, la maggior parte dei quali vive proprio nelle grandi città sottostanti. La scelta di operare nell’area periurbana, individuando nelle Città metropolitane gli enti strategici per la buona riuscita degli interventi in studio, costituisce l’intuizione che ha caratterizzato il progetto LUIGI al punto da renderlo esclusivo rispetto agli altri progetti candidati.

Nelle Città metropolitane e nelle loro aree periurbane si concentrano, al tempo stesso, problemi ed opportunità per le infrastrutture verdi: per questo costituiscono il luogo chiave da cui partire per ricucire i corridoi ecologici, frammentati da eccessi e comportamenti distruttivi ai quali è necessario contrapporre soluzioni alternative sostenibili.
Primo fattore di frammentazione è senza dubbio l’inarrestabile crescita di alcune grandi città, come Milano, che non sono più caratterizzate da confini definiti, ma si espandono disordinatamente e incontrollabilmente verso le periferie e le zone rurali e montane. È in queste aree, infatti, che si assiste alla rottura dell’importante connettività ecologica tra gli ambienti montani e la città.

Un altro fattore che minaccia gli ecosistemi è l’industria verde, ovvero l’agricoltura industrializzata che ha trasformato il ricco e variegato paesaggio rurale in distese di sistemi monocolturali. Ciò ha avuto come conseguenze una riduzione di biodiversità e di connettività ecologica, destinata ad accelerare il degrado da inquinamento e la sua insostenibilità.
Se è vero che le monocolture intensive rappresentano un problema per i corridoi verdi, LUIGI non intende semplicemente chiederne una conversione verso le colture miste, ma valorizzarne anche il potenziale economico (mostrando esempi concreti) e la compartecipazione pubblica in progetti che affianchino il potenziale di questi interventi. 

      Montagna filari (Val Chiavenna)  PaesaggioCollinare.

Un altro oggetto di studio, valido nei paesi del nord Europa, è costituito dall’introduzione dei frutteti lineari quale elemento di connessione e come efficace strumento di contrasto alla frammentazione dell’ecosistema. Oltre a garantire riparo, cibo e molti altri valori ambientali, i frutteti lineari consentono di riscoprire e valorizzare i prodotti autoctoni e i loro usi tradizionali - elementi oggi molto utili in termini di accelerazione di nuove economie nella catena agroalimentare e turistica.

Tale studio multidisciplinare sarà in grado di far apprezzare la valorizzazione perfino di territori, spazi ed edifici da tempo in disuso, quando non in decadenza: aree talvolta depresse poiché oscurate della maggiore attrattività economica delle grandi città.
Il progetto, operando pertanto in un’area cruciale per le connessioni ecologiche, valuterà la qualità e la quantità di queste connessioni, in una prospettiva sostenibile che integri le componenti ambientali a quelle economiche, turistiche e socio-culturali.

LUIGI è un’occasione importante per valorizzare il ruolo degli enti metropolitani nella loro capacità di conoscere e rappresentare da una parte le esigenze della natura e dall’altra quelle dell’economia. La sfida sarà quella di individuare soluzioni proficue comuni, mettendo insieme le forze di pubblico e privato per contenere gli effetti negativi sull’ambiente delle grandi aree urbanizzate e, al tempo stesso, rappresentare gli interventi necessari a tutelare la vita e il proliferare dell’ecosistema alpino.
Il progetto LUIGI vuole andare in questa direzione coinvolgendo tutti coloro i quali possono contribuire al raggiungimento dei suoi obiettivi.

 

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